Pagine di riflessioni dal basso.
martedì, 17 novembre 2009
Un caffè?
 
caffe1Per favore... un caffè, un caffè macchiato caldo, caffè macchiato freddo, caffè schiumato, caffè lungo, caffè ristretto, caffè al vetro, caffè con la cremetta, caffè corretto, caffè decaffeinato, caffè americano, caffè con panna, mocaccino, caffè  marocchino, caffè al ginseng in tazza grande, decaffeinato macchiato, orzo, orzo in tazza grande, orzo in tazza piccola, orzo macchiato, cappuccino d’orzo, cappuccino, cappuccino bollente, cappuccino tiepido, cappuccino scuro, cappuccino senza schiuma, cappuccino scremato,cappuccino al vetro, latte caldo, latte caldo senza schiuma, latte freddo, latte macchiato …
e mi passa lo zucchero, lo zucchero di canna, il miele, il fruttosio, il dolcificante, la cremetta di caffè? E una spruzzatina di cacao?
 
E poi , per favore…
un cornetto, un cornetto al cioccolato, alla crema, alla marmellata, al pistacchio, integrale col miele,cornetto  mignon, maritozzo, maritozzo con la panna, danese alla crema, danese al cioccolato, melacrema, fagottino, nodino, olandesina, treccina, ventaglio, ciambella, bomba ripiena, ciavattona alla crema…

Insomma, nel grande momento comunitario di questa città -la colazione al bar- ce n'è per tutti.
E a ciascuno il suo
.
Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 17, 2009 07:03 | link | commenti (27) | categoria: romabella
martedì, 10 novembre 2009
In automobile, per un problema comune.
Nella tensione, appena più sciolta rispetto al viaggio d'andata, accendi la radio, la mia, la nostra amatissima Radio.
Mandano
"Shine On You Crazy Diamond", ma è cantata da una voce dolcissima.
Mi ricorda qualcosa, ma ho un vuoto... lui chi è...chi è...
- E' Christy Moore dei Planxty e dei Moving Hearts - mi dici.
Io taccio, in ascolto. E' bellissima... una cover bellissima.
- Te li ricordi, sì? I Moving Hearts? Ehi, ma che non te la ricordi più la Musica?-  mi incalzi.
- Ti sbagli- rispondo- la Musica è l'unica cosa che ricordo.-
E' l'unica cosa che mi ricorda chi ero, chi eravamo.


Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 10, 2009 14:22 | link | commenti (26) | categoria: musica, ricordo, miavita, invecchio
martedì, 27 ottobre 2009

bosco betulle
Ma un po’ di luce c’è, alfine. E mi sembra anche di sentire un odore di erba e di foglie e di castagne al fuoco; e penso ad un buon bicchiere di vino, da bere ridendo.

Sarà che l’autunno mi consola, con i suoi colori caldi.

Sarà che mi consola l’alito caldo della mia bambina, addormentata accanto a me.

Sarà che ho voglia di scrollarmi di dosso questi pezzi di vetro dolenti..

Sarà che vorrei vivere. E vivere senza pensare.

Sarà che non temo il giudizio di nessuno.

Sarà che credo nella rinascita del mio Paese.

Sarà che oggi il sole illumina le foglie rosse dell’acero e i tronchi chiari delle betulle.
Sarà che sono stupida.

Ma vorrei uscire nel parco, sedermi su una vecchia panchina,

e salutare la gente che passa.

.

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 27, 2009 14:38 | link | commenti (49) | categoria: emozione, figli, bellenotizie, miavita
mercoledì, 21 ottobre 2009
Musica


Diciamo che è un periodo senza musica, uno di quelli in cui non hai tempo per le emozioni. Devi solo trainarti, a testa bassa, fino all’uscita della nebbia, in silenzio e senza distrazioni. Ricostruirti un’identità e un ruolo, tra gente sconosciuta, anche se amichevole, richiede massimo impegno cerebrale e silenzio. Non ho tempo né ho voglia di emozioni, e sono ad occhi spalancati e mani fredde, mentre tutto mi capita intorno. Sorrido, ma non con il cuore. E non dormo; penso, avvolta dal silenzio buono della notte.PoetryRoses-Volegov

 

Ma la musica, la musica mi manca, anche se la scelta del silenzio è tutta mia.
Ogni momento della mia vita ha avuto la sua colonna sonora. Non posso non sentire Cat Stevens senza pensare e rimpiangere Silvia e i tempi del liceo; non posso sentire Peter Gabriel e non pensare al mio passato matrimonio e ai miei anni verdi ed inconsapevoli. E non posso  sentire i Beatles, John ed Elton senza pensare a quello che mi è capitato tra il 2002 e il 2004, che ha scardinato tutte le mie certezze e capovolto completamente la mia vita e il mio cuore.
Eppure, in questo momento di cambiamenti forti, rimango in uno stato di rigidità emotiva, insensibile ai suoni e silenziosa.
Ma non può durare per sempre. Prima o poi, ricomincerò ad emozionarmi, lo so.
Perché mi conosco.

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 21, 2009 19:43 | link | commenti (26) | categoria: musica, emozione, peter gabriel, miavita, invecchio, riflessioni dal basso
giovedì, 15 ottobre 2009
16 ottobre 1943
Scrive Giacomo Debenedetti, in "16 ottobre 1943", giorno della retata nazista nel Ghetto di Roma:
Nelle case ormai sono tutti in piedi. I vicini si riuniscono per farsi coraggio, e viceversa non riescono che a farsi paura a vicenda. I bambini strillano. Che si può dire ai bambini per azzittarli, quando non si sa che dire a se stessi?... Sparano, urlano, nient’altro….Verso le 4 del mattino, la sparatoria si placò. Faceva freddo, l’umidità della notte piovosa attraversava i muri. Nella levataccia, tutti erano rimasti in camicia e ciabatte, con appena qualche scialletto o pastrano sulle spalle. I letti abbandonati avevano forse custodito un po’ di tepore. Stanchi, con quel senso di cavo e di disseccato che lascia dentro le orbite una grossa emozione, con le ossa peste, battendo i denti, ciascuno tornò a casa sua, nel proprio letto. Tra due ore sarebbe stato giorno, qualche cosa si sarebbe saputa. E poi, a ripensarci, non era capitato niente".

Non mi meraviglia questo candore, questo stupore, questa umana incredulità prima dell'inferno. Ma mi addolora, sì, mi addolora. Nessuno di loro poteva pensare che sarebbe stata l'ultima volta tra le mura di casa, nel tepore della famiglia. L'ultima volta.
 
16 ottobre 1943Scrive Michael Tagliacozzo: "Né il sesso, né l’età, né la malferma salute, né benemerenze di sorta furono di scudo a questo barbaro agire: vecchi, bambini, malati gravi, moribondi, donne incinte e puerpere appena sgravate, tutti furono ugualmente prelevati».

Scrive Primo Levi, ne "I sommersi e i salvati", parlando dei nuovi arrivati nei campi di sterminio:
”Lo scopo ero quello di spezzare la capacità di resistenza degli avversari… calci e pugni subito, spesso sul viso; l’orgia di ordini urlati con collera vera o simulata; la denudazione totale; la rasatura dei capelli… Il nuovo veniva invidiato perché sembrava che avesse ancora indosso l’odore di casa sua, ed era un’invidia assurda, perché in effetti si soffriva assai di più nei primi giorni di prigionia che dopo, quando l’assuefazione da una parte, e l’esperienza dall’altra, permettevano di costruirsi un riparo.”
L’odore di casa sua...l’odore di casa sua... l’odore di casa sua. C’è da impazzire.
Credo che il passaggio dalla condizione di persona a quella di non-persona sia stato il momento più lancinante e più drammatico per l'’internato del lager: un senso di gelo e di abbandono totale, nella certezza di non avere più un nome e di essere un senza destino.
 
Ricordare. Insegnare a ricordare. Non aver paura di sapere.  Perché, come afferma Amos Luzzatto, la memoria è un possente strumento per capire e per rispondere alle sollecitazioni del presente.
Perché il Bene non soccomba definitivamente.

Il disegno è di Aldo Gay, che, con i suoi schizzi, ha lasciato l'unica testimonianza visiva del rastrellamento nazifascista nel Ghetto di Roma.
Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 15, 2009 21:22 | link | commenti (26) | categoria: shoah, primo levi, 16 ottobre 1943, Giacomo De Benedetti, giacomo de benedetti
giovedì, 08 ottobre 2009
E' fatta
ArthurHughesOpheliaE' una mezza vittoria, ma pur sempre una vittoria.
Me ne sono andata.
Non avrò più paura di uscire dalla mia stanza, di incontrarti nei corridoi, nelle stanze dei colleghi e in ascensore. Non avrò più attacchi d'ansia davanti alle tue mail, minacciose ed intimidatorie. Non dovrò più sopportare il tuo sguardo pesante e appiccicoso, come le mosche in piena estate. Per quel che mi riguarda, tu sei morto.
Mi hai costretto ad andar via dal mio ambiente lavorativo, l'unico che fosse in linea con la mia formazione ed i miei titoli; mi hai costretto a cercar riparo, per sopravvivere, in un ufficio tecnico di ben altra impostazione e di tutt'altre caratteristiche. Ma non me ne frega niente, sai? Pur di cancellarti per sempre dai miei incubi peggiori, sono disposta a ricominciare tutto da capo, altrove.
Ho sempre avuto fiducia nel genere umano, convinta che in fondo ad ogni uomo ci fosse del buono e che il Bene fosse ovunque, anche in chi non lo aveva mai praticato. Ma mi sono sbagliata. Con te ho conosciuto il Male in persona e non scorderò mai più la sua voce melliflua e i suoi passi pesanti. E la sconcezza dei suoi pensieri.
Ora  è finita, finalmente. Una nuova vita mi aspetta e tu, povero diavolo, non ci sarai.

Grazie alle mie colleghe (e amiche): Tiziana, Nata e Cri, perchè avete fatto vostra la mia lotta; grazie Cla, senza di te, senza la tua esperienza e la tua dolcezza, non ce l'avrei mai fatta.
Grazie a voi tutti, per la vostra tenerezza di questi mesi.
Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 08, 2009 05:45 | link | commenti (37) | categoria: mobbing, emozione, bellenotizie, miavita
lunedì, 28 settembre 2009
tigrebiancaIn attesa che la mia vita cambi, cancello link e avatar di sconosciuti. Ma che c'entra? Niente. Assolutamente niente. Mi giro e mi rigiro, e misuro i passi come un animale in gabbia; alla fine mi ritrovo davanti a questo pc, per scaricare l'ansia come fosse una sigaretta.  E leggo, leggo molto di quel che la blogosfera produce. Scrivo molto meno, non mi va, non so che dire, o meglio, il momento buio della mia vita consentirebbe solo latrati e lamentationes. Allora commento gli scritti degli altri,  ma, anche lì, non va sempre bene. Alcune persone sono superbe e maleducate (l'ho detto) e ti fanno passare la voglia di parlarci, altre non rispondono proprio (legittimo, comunque), e dopo un po' decidi di non andarci più. Ma poi capiti su blog adorabili di persone adorabili, quelle che hanno sempre spazio per tutti e che, anche tra mille commenti, sono gentili e accoglienti, pur nella diversità di opinioni. Quei blog che sono anche un po' casa tua  e per i quali vale la pena accendere il pc; che sono meglio di una sigaretta o di un bicchiere di vino rosso e che allentano il rigor mortis che ti attanaglia. Tanti nomi e nick che valgono un patrimonio in termini di affetto e di umanità.

 
Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 28, 2009 20:34 | link | commenti (50) | categoria: mobbing, blogosfera, invecchio
lunedì, 21 settembre 2009
Un duro.
Ora basta. Parliamo di cose serie.
Guardate questo gatto. Lui sì che è un vero combattente, uno che non molla la presa, neanche morto, uno che fa vera opposizione.
Un vero esempio di vita, un lottatore. Un duro e puro. 
Guardate i suoi occhi socchiusi: -Te l'ho fatta anche stavolta, umana, l'asse da stiro è mia!- sta dicendo. L'umana di casa capitola, costretta a stirare sul tavolo, mentre lui la guarda soddisfatto e vittorioso. Lui è Freccia, il gatto Freccia.
 

Freccia 1
Freccia

p.s.  Esiste una fodera pulita, ovviamente, quella che l'umana usa per stirare quando lui è altrove. Quella che vedete in foto è la sua, ormai, e guai a buttargliela, potrebbe intristirsi!!
Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 21, 2009 09:45 | link | commenti (32) | categoria: casa, gatti
martedì, 15 settembre 2009
la sua casa

pissarro

 

C’è una casa su una collina, immersa nell'alloro, il bosso e il rosmarino, che guarda su una vallata verde,  ruvida, quasi primitiva. E’ una casa di roccia, coperta da alti cipressi; è  la sua casa ; la casa che l’ha vista ragazza, poi madre, infine spirito. Tornare in quella casa e immergere il viso nei suoi vestiti  e toccare le cose che le erano care, è come averla di nuovo accanto, almeno il tempo di un battito d’ali.

L’ho lasciata andare da molti anni, ormai, ma ogni estate si rinnova il rito che purifica e che placa una malinconia, la mia,  mai sopita. Torno nella sua casa, cerco di respirare la sua aria e mi riempio gli occhi delle sue cose e dei suoi colori. E mi rigenero. 

Ma questa estate, no, non mi (ci) è stato permesso e io non riesco a farmene una ragione. Come la negazione di un desiderio a lungo sospirato o una punizione che non abbiamo meritato. E, allora, ne scrivo, magari quella delusione si fa piccina piccina, fino a scomparire del tutto... 

 

P.S. In una pagina del 1928, Virginia Woolf scrive di essere stata morbosamente ossessionata dai suoi genitori e che scrivere di loro fosse un atto necessario a placare il suo spirito. Ho pensato che forse anche quella per mia madre fu un’ossessione, vista la incessante  necessità che ho dentro di scrivere di lei; forse perché è morta senza che potessimo chiarirci e senza che il cerchio potesse chiudersi. Non so quanti post ho scritto su di lei, forse troppi per essere un blog leggero leggero, ma sono stati più terapeutici di una seduta psicoanalitica. Giuro.

Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 15, 2009 15:44 | link | commenti (27) | categoria: amore, ricordo, virginia woolf, miamadre
martedì, 08 settembre 2009
Rob e Laura

Non parlo mai d'amore, almeno non qui, mi imbarazza un po'.  Ma qualche giorno fa, in un momento di calma casalinga, rivedendo Alta Fedeltà di Stephen Frears (tratto da High Fidelity di Nick Hornby), devo ammettere di essermi sciolta davanti a questa scena. Rob non è esattamente  l'uomo ideale; è infantile e instabile,  ma è comunque adorabile nella sua fragilità sentimentale e nella sua compulsiva attrazione per la musica, ossessionato com’è dalle top-five e dalle compilation. E come farebbe per la musica, parla di Laura stilando l’elenco delle sue doti migliori, neanche fossero i migliori brani di un disco che ama.  Non so voi, ma ho trovato il monologo del video molto romantico, anche se il ritmo descrittivo è veloce e il tono quasi scanzonato. Certo, non è il bacio tra Audrey Hepburn e George Peppard in Colazione da Tiffany, ma lo spirito non è diverso.

 

Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 08, 2009 10:13 | link | commenti (31) | categoria: musica, amore, libri, cinema
martedì, 01 settembre 2009

breeze

Mi sembra d'essere in un acquario. Vedo gente che parla, che urla e che gesticola, ma io non capisco quello che dice.  Il mondo oltre il vetro è un teatro muto di maschere oscenamente truccate che si insultano e che si imbrattano a vicenda, usando i colori della mia patria. Loro urlano, io sono adagiata su un fondale silenzioso e respiro. Poi mi giro e nuoto via, non voglio vederle, mi ripugnano. Rimango ad ad occhi aperti e penso, ma penso dentro e mi faccio del male, rimanendo, poi, senza forze. Non ho paura di morire né di soffrire di più, ma temo per i pesciolini che vivono sotto le mie pinne: loro credono che la strada che percorriamo insieme sia quella giusta, loro si fidano. Ma io comincio a non vedere più e non so per quanto ancora riuscirò a nuotare, senza schiantarmi contro il vetro.  E c'è sempre quel piranha nascosto che vorrebbe divorarmi. Prima o poi, smetterò di nascondermi e mi farò mangiare. Chi dice che la resa sia una sconfitta?

Per ora nuoto nel vetro e penso al mare lontano. E, soprattutto, resisto.

Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 01, 2009 19:18 | link | commenti (42) | categoria: mobbing, donna, figli, miavita, invecchio
lunedì, 24 agosto 2009
Qualcuno, per sbaglio.

monet003Il Caso o il Fato. Sta di fatto che,  sbagliando strada, una strada che peraltro conosce  benissimo, qualcuno ha scongiurato una strage.

Imbocca la bretella autostradale, ma sbaglia direzione -non era mai successo- eppure non se la prende, anzi, sembra quasi in uno stato di pacifica rassegnazione. Quasi fosse in attesa. Ma mi guarda, scuote il capo e mi chiede anche scusa. Sbagliare strada può capitare anche ai più attenti e pignoli, e soprattutto quando il caldo t'annebbia.

D’un tratto, ecco un'automobile avvolta dal fumo, sulla corsia d’emergenza e, poco più avanti, un uomo che si sbraccia e che chiede aiuto. Nessuno si ferma. Incredibile, nessuno. D'altra parte, il punto è pericolosissimo. 

 Il tempo di misurare lo spazio e, solo qualche metro prima di un brutto restringimento della corsia, il qualcuno di cui sopra si ferma [e io ne ero certa]. L’uomo ci vede, corre verso la nostra auto, è disperato e sudato, non ha il cellulare per dare l'allarme. La sua auto sta prendendo fuoco. Abbiamo tutti paura. Qualcuno chiama, parla con calma: " E' urgente, siamo sul viadotto n.xxx, all’altezza di xxx, sulla bretella autostradale verso xxxx; presto, c'è molto traffico, siamo in un punto pericolisissimo.” Di una calma e di una precisione inverosimile, neanche fosse Batman...

Ci dicono che dobbiamo spostarci di lì e che sarebbero arrivati immediatamente. Sono arrivati immediatamente. 

 Mi domando solo cosa sarebbe successo, se non avesse sbagliato strada e non avesse dato l'allarme. E, soprattutto, se non avesse avuto il coraggio dai fermarsi in quell'inferno.

E' che,  probabilmente, la storia dell'umanità è costellata di piccoli e grandi eroi, senza mantello e senza superpoteri, senza volto né nome, armati solo di generosità e di umanissimo coraggio.

Scritto da: Lindadicielo alle ore agosto 24, 2009 16:53 | link | commenti (25) | categoria: bellenotizie, miavita, totem
io
Utente: Lindadicielo
Adoro parlare di nulla, è l'unica cosa di cui so qualcosa. (O.W.)

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