E così anche il mio ufficio è in fermento per il periodico migrare di dirigenti e direttori e, di conseguenza, anche di fanti, dame e cavalieri. Traslochi, trasferimenti, rientri, scrivanie vuote, addii e nuovi acquisti, come da copione, perché quando i vertici cambiano, anche qualcuno dalla base si agita e si contorce, come la coda di un grosso animale. Ma perché, dico io, dietro ad un grosso animale c’è sempre una lunga coda che striscia?
Ricerca e mantenimento di privilegi, semplice.
Qualche giorno fa, in una bassa riflessione da bar, si parlava di potere, di chi lo esercita, di chi lo condivide e di chi lo subisce; si parlava di lealtà e di correttezza, di padroni e di sottoposti e, soprattutto, di sottoposti privilegiati; ma di quelli che il potere lo fiancheggiano e lo partecipano, traendone benefici, sgomitando, a volte calpestando e picchiando sodo, come i Kapò. Di quelli che potrebbero mediare in favore di chi sta peggio, anche solo con una parola, e che invece screditano e fanno a pezzi chi non può difendersi. Di quella parte di umanità che Primo Levi definiva zona grigia, per intenderci: “L’ascesa dei privilegiati, non solo dei Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere , invece, lo tolleri e lo incoraggi. Limitiamoci al Lager, che però (anche nella sua versione sovietica) può ben servire da “laboratorio”. La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura. E’ una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi.” ( P. Levi, I sommersi e i salvati, 1986). E non vado oltre.
Durissimo e lucido, come solo Primo Levi ha saputo essere. Parole crudeli che acquistano un significato più funesto e sconsolato perché scritte poco tempo prima che lo scrittore morisse suicida, come fossero le parole definitive, e a lungo meditate, di un testamento.
Forse i Kapò non ci sono più o forse hanno solo cambiato abito e nome. Non so… uomini e donne con le spalle curve e la lingua asciutta, coda strisciante di animali più grossi. Li vedo tutti i giorni, ma non li giudico né li maledico. Mi dispiace solo che, oltre al male che fanno, si auto-assolvano continuamente, completamente privi di senso critico. Alla fine, mi fanno anche pena.
Mai nascosto di amare svisceratamente Jane Austen: il suo spirito indomabile, le sue donne intelligenti, seppur limitate dalle convenzioni sociali, le ambientazioni ristrette dei suoi romanzi, i dialoghi serratissimi dei suoi personaggi, gli apparenti lieti fine delle sue trame, le calzanti descrizioni di una chiusa società di campagna, la sua ironia e la sua sagacia che fanno capolino dalla spessa coltre della durissima mentalità inglese di fine Settecento.
Becoming Jane (2007), non un romanzo di Jane Austen, ma un film sulla sua vita, liberamente tratto dai pochissimi documenti privati rimasti di questa icona della letteratura inglese. Il film è carino: la storia d’amore tra Jane e Tom, pur non essendo storicizzata, è comunque verosimile, perché della scrittrice, in realtà, non sappiamo quasi nulla (le sue lettere furono bruciate alla sua morte, argh!); le ambientazioni sono affascinanti, i personaggi credibili e le interpretazioni più che decenti. Inoltre l’intuizione di pensare alla vita di Jane come l’insieme di situazioni, incontri e avvenimenti che effettivamente si realizzarono solo nei suoi romanzi, mi sembra generosa e molto romantica! Solo la sceneggiatura mi è sembrata un po’ fragile, a tratti lenta, con qualche sbavatura qua e là, ma, d’altra parte, realizzare un film con lo stile della Austen, senza la solida impalcatura del suo testo narrativo e dei suoi dialoghi, caratterizzati da un ritmo veloce e leggero, non deve essere stata impresa facile. Sono stata contenta di vederlo, immaginando, per tutto il film, che la storia fosse vera e che i grandi occhi neri della bella Anne Hataway fossero proprio quelli che hanno visto nascere quei romanzi che tanto amo, da una vita.
Festa della mamma?
Della mamma dolce eterea pacata comprensiva tenera morbidosa onnipresente delicata? Allora domenica non sarà la mia festa! Questa è la mamma dei miei figli, come la vedono nei loro disegni... (devo dire che ci siamo fatti delle pazze risate, vedendoli!)
"Mamma-che-urla" da mio figlio maggiore, quasi 15 anni.
"Mamma-Zorro" da figlia minore, 6 anni e mezzo
.
(il disegno è dello scorso anno...)
Con queste premesse, speriamo di ricevere almeno un fiorellino di campo, la prossima domenica!!!
... e che dire dell’amore, di quel sentimento profondissimo che ti riempie il cuore e il cervello e che ti stravolge la vita … non so, dico che può anche essere duraturo, se è appagante e sincero. Davvero una strana parola … usata sempre, usata troppo, spesso a sproposito, anche quando racchiude e nasconde dipendenza, sottomissione e rassegnazione. In realtà non so darne una definizione soddisfacente, anche se l’amore lo conosco bene: penso che dovrebbe dare felicità, semplicemente, anche in una giungla di affanni esistenziali e di imprevisti; e, in un amore a due, dovrebbe consistere in uno scambio alla pari, in un dono reciproco, senza egocentrismi e protagonismi. L’altro non si idealizza né si sublima; se ne riconoscono e se ne accettano i limiti, prima e se ne amano i pregi, poi. E, soprattutto, l’altro non è il risolutore dei nostri problemi, il vomitatoio delle nostre frustrazioni, il capro espiatorio dei nostri fallimenti né, al contrario, il depositario della verità rivelata. Nell’amore si cammina insieme, in un alternarsi vicendevole di forza e fragilità.
Tutte cavolate? "L’amore non esiste, le donne si riempiono sempre la bocca d’amore, gli uomini sono tutti uguali pensano sempre a un cosa, solo le donne amano, l’amore l’hanno inventato i poeti, meglio il sesso che l’amore, l'amore uccide il sesso, l’amore non dura mai… piove governo ladro... " e via di seguito, con queste perle di saggezza …
Io, invece, nell'amore ci credo, eccome.
Non posterò versi di Neruda né un quadro di Chagall, ho già detto che non amo la poesia. Sono una vera dura, io
( ho riso mentre la mia amica Francesca piangeva, leggendo Petrarca, e non me lo ha mai perdonato... ma lei sì, che era sensibile...) e allora solo un'immagine, che non parla d'amore ma che rasserena il cuore e riempie gli occhi, come l'amore.

Solo due parole e un video...
Sono giorni che sono a casa con la mia piccina, colpita da una varicella violentissima e molto diffusa. Mogia mogia, spesso assopita, lagnosa e molto dolorante, una tristezza, lei che in genere è un vulcano.... Ma stamattina, mentre sfaccendavo per casa, l'ho sentita ridere, anzi come dico io, in un lessico prettamente familiare, l'ho sentita SCOCCODARE (verbo che indica un ridere grasso e "de core"!)... bella della sua mamma... Avevo affittato ALVIN Superstar, delizioso film per bambini e, su questa scena, ha cominciato a ridere a crepapelle; inutile dire che mi si è aperto il cuore per la felicità
. Oh, benedetto videoregistratore!
Spegnete la musica alla vostra desta...
Ho girato molto nella blogosfera, letto molto, commentato molto. Scritto molto meno.
Il risultato delle mie misere riflessioni è che ci sono due categorie di persone che compongono questa enorme comunità virtuale: quelli che parlano di sé e quelli che parlano di tutto, tranne che di sé.
Nel primo gruppo, le persone si raccontano, con tristezza o con umorismo; si analizzano, si frantumano, riflettono o, semplicemente, descrivono le cose che fanno, le persone che incontrano, le situazioni che vivono, i luoghi che vedono, i libri che leggono, ma ogni parola viene filtrata dagli occhi del cuore o del proprio sentire. Nel secondo gruppo, le persone descrivono o analizzano o discutono tutto ciò che è fuori dal loro privato; parlano di politica e attualità, di musica e di arte, ma, spesso, lo fanno in modo distaccato, a volte addirittura asettico. Capita anche che si saltelli da un gruppo all’altro in base a quello che si ha da dire o all’umore del momento… le categorie non sono (quasi mai) rigide e cristallizzate, per fortuna.
Uno degli strumenti utilizzati dai blogger è la citazione… frasi tratte da film, romanzi, canzoni, poesie e/o immagini di quadri, fumetti o foto… un modo nuovo di parlare, affascinante, che puo' apparire distante, quando è l’unico linguaggio utilizzato, a parer mio.
Poi ci sono i poeti… per quanto io non ami la poesia, troppo lontana da me, ammetto che alcuni blogger sanno aprire il loro cuore, attraverso le rime, in maniera commovente (un bacio, Lucia …); altri, invece, mi fanno davvero rabbrividire.
Ma la persona si capisce un po' meglio attraverso i commenti: è qui che, generalmente, tira giù la maschera: la gentilezza, la dolcezza, il fair play, la rabbia, l’intolleranza o l'acidità delle risposte (o anche l’assenza di risposte) possono dare un’idea di chi abbiamo davanti… dietro un nick c’è sempre qualcuno e, di questo qualcuno, mi interessa conoscere l’indole.
Che dire... non so quanto starò ancora in questa comunità, sono un tipo instabile e con poco da dire. Sicuramente so mi piace leggere più chi si racconta di chi solo parla, ma sono gusti. Mi piace chi è sincero, chi sa mettersi in gioco e chi sa guardarsi dentro, ma sono gusti, anche questi e non giudico chi non lo fa. Ciascuno ha i suoi motivi e fa le sue scelte.

Mia bellissima e amata città... colorata, densa di profumi... ecumenica, multietnica... Roma del mio cuore, mi dispiace tanto.
Ite missa est.
Guardo con l’occhio fisso il mio armadio aperto, sperando che si materializzi qualcosa di adatto da mettere. C’è una gonna, vecchia, ma sempre bella, un po’ lunga come piace a me, che forse potrebbe andare … devo sbrigarmi… sono uscita dall’ufficio alle sei e la mia casa sembra quella delle vignette di Jacovitti, ma se mi guardo intorno, non esco più… i ragazzi sono dal papà, ho fatto la spesa, preparato il pranzo per domani… sì, tutto sotto controllo… ora devo darmi una sistemata… non c’è molto tempo e il mio accompagnatore, stanato a fatica dal suo letargo tardo-invernale, non è molto paziente e un gran brontolone.
La serata si preannuncia positiva: con poco traffico sul Lungotevere, l’arrivo è puntuale e il parcheggio agevole. Scesi dalla macchina, mio padre mi prende sottobraccio, una rarità, e la cosa mi mette di buonissimo umore! Anche lui, che in genere ha un’espressione impenetrabile, mi sembra disteso, quasi contento… 
La Sala Santa Cecilia è quasi piena, ma stavolta il pubblico è più informale del solito, più colorato e più rumoroso. L’Ensemble di Ottoni dell’Accademia, diretta da un Pappano in versione casual, eseguirà una suite di West Side Story di Bernstein, in una versione per ottoni, appunto. Ma non prima che l'ottimo direttore al pianoforte e un bravissimo solista al corno, abbiano eseguito un breve ma intenso pezzo di Schumann, per pianoforte e corno, chiaramente.
In settima fila, riesco a vedere il viso degli orchestrali, le smorfie degli occhi, il rigonfiamento della gola, la spinta del torace, la tensione delle mani, ma anche le loro scarpe impolverate e il colore dei calzini. L’umanità di chi suona contribuisce a creare pathos e grande partecipazione in chi ascolta… Pappano si muove con tutto il corpo al ritmo della bacchetta, soprattutto al mambo… e il ciuffo sulla sua fronte sudata si è definitivamente spettinato!
Sono tutti bravissimi e io sono senza fiato… mi volto: mio padre ha gli occhi incollati al palco e addirittura batte il tempo col piede… davvero non pensavo che un concerto per soli ottoni potesse avere questa potenza … la suite è strepitosa, divertente, ipnotica! E lo scrosciante applauso finale è tutto meritato! L’auditorium si svuota in un momento, la musica è ancora nell’aria, il mio babbo mostra un sorrisetto misterioso che mi rassicura, il parcheggio è vicino, l’aria è mite…
Torniamo a casa chiacchierando, in tono leggero.
La maleducazione mi mortifica moltissimo, ma ci sono sempre passata sopra, con l'accondiscendenza tipica dei timidi. Ora, sarà l'irrigidimento pre-senile, ma mi comincio stancare... rispondo male, guardo di traverso, faccio gestacci, dico parolacce ...
Mi sconcertano le persone che non salutano mai, quelli che non ti rispondono, quelli che ti sbattono il portone in faccia mentre stai entrando o che vogliono entrare in ascensore mentre stai uscendo, quelli che non ti guardano negli occhi quando ti parlano, quelli che ti interrompono sempre mentre stai parlando, quelli che ti superano in fila, quelli che ti sorpassano a destra e ti insultano pure, quelli che non dicono grazie e che non ti chiedono scusa, quelli che alzano la voce in pubblico (oddio li detesto pure in privato...), quelli che non pagano mai al bar, quelli che ti suonano mentre cammini sulle strisce, quelli che ti buttano a terra il motorino (sfasciandoti parabrezza e specchietti) e scappano, quelli che ti abbozzano la macchina e svaniscono nel nulla, quelli che non fanno la raccolta differenziata, quelli che ti rubano la posta, quelli che fanno fare la cacca al loro cane davanti all'entrata della scuola elementare o davanti al tuo portone, quelli che innaffiano le piante mentre passi, quelli che sbattono i tappeti addosso ai tuoi panni stesi... oddio, sarò io che pretendo troppo? Ma che ci vuole ad essere educati? Dico io...
Detesto gli arroganti, i pieni di sé, gli insensibili, i narcisisti, i senza scrupoli, gli egoisti, i miseri di cuore, i maleducati ... sì, decisamente sto invecchiando...
Chiamata in causa da UAIT
e da LORELLA
, ecco le sei cose che mi piace fare, ovvero le sei cose che amo di più.
1 Bere il caffè la mattina presto, rigorosamente in solitudine, mentre guardo, con gonfi occhi da rana, un punto improbabile fuori la mia finestra.
2 Fare la spesa al supermercato appena preso lo stipendio, quando, sentendomi ricca per un giorno, vago per gli scaffali col naso all’insù, alla ricerca di alimenti gustosi che non comprerei mai negli altri giorni del mese!
3 Fermarmi a guardare le aiuole in fiore o i rami fioriti o i fiori di prato o i balconi fioriti o i vestiti a fiori e, chiaramente, tutti i fiorai e Campo de' Fiori ... e fare il pieno di colori e di profumi!
4 Dormire fino a tardi, la domenica, con i figli sulla faccia e i gatti sulle gambe…
5 Ascoltare la musica, ovunque … nei concerti affollati e sudati delle piazze o degli stadi o nei localini esclusivi (ma capita moooolto, ma molto meno!)
6 Andare in bicicletta lungo la strada parallela alla spiaggia, col sole che tramonta sul mare... e riempirmi gli occhi di azzurro, di rosso, di arancio e il naso di aria frizzantina...
Ora che il web ha appreso queste notizie da sballo, giro il gioco a
Madame322 , perché è donna di spirito e sono sicura che non si tirerà indietro:
Jes e Tytty, perché se lo meritano (eheh !)
Lucia58 , perché vorrei che dimenticasse le sue preoccupazioni…e pensasse solo a cose belle!
Krishel, perché sento che è una ragazza sportiva e simpatica, con molte cose da dire…
Sunflowers, grintosa supermammina in attesa, se ha tempo…tra un'ecografia e il corredino...
Loro dovranno girarlo ad altri sei amici, ma nessuno le fucilerà se non lo faranno!!
Grazie a Mamoroma che mi ha insegnato come si linka su un post! Finalmente!