Spesa proletaria, ovvero l'arte del riutilizzo.
Avete mai sentito la frase "non si butta via niente"? Beh, nel mio ufficio va per la maggiore. Da noi, è ormai consolidata l'idea che i panni non si sprecano, ma neanche i giocattoli, né i libri o le scarpe e le borse. Dall’abbandono al riuso è il nostro slogan!.
Al cambio di stagione, tanti di noi, e non necessariamente i più benestanti, portano da casa buste colme di beni ancora spendibili, ma di cui ci si disfa per i motivi più disparati: borse il cui colore è venuto a noia, scarpe troppo alte o troppo basse, magliette troppo aderenti, gonne eccessivamente variopinte, camicie dell'ex-marito, scalda-biberon di chi ha figli svezzati, pantaloni 44 di chi ormai porta una 48, giacconi invernali troppo caldi, stivali stretti di chi ha polpacci da ciclista, casacche eccentriche, e poi magliette, pigiamini, addirittura calze sigillate e costumi.
E vi assicuro che quando arrivano le famigerate buste, alcune stanze -tipo la mia- esplodono di umanità impazzita, neanche ci fossero i saldi dei saldi di Coin. E tutti prendono quello che può servir loro, ridendo e senza imbarazzo. E capita che la più sfigata di noi regali una maglietta di bancarella alla straricca moglie d'avvocato o che un paio di costose scarpe facciano la felicità di chi le vedrebbe solo in cartolina.
In questa comune, anzi, in questa comunità di beni e intenti., è divertentissimo fare la spesa: basta avere disinvoltura e senso dell’umorismo. Senza contare che... necessitati parere semper sapientis est habitum, diceva un tale.*
*Cicerone: "Obbedire allo stato di necessità si è sempre ritenuta una scelta da uomo saggio"
