
C’è una casa su una collina, immersa nell'alloro, il bosso e il rosmarino, che guarda su una vallata verde, ruvida, quasi primitiva. E’ una casa di roccia, coperta da alti cipressi; è la sua casa ; la casa che l’ha vista ragazza, poi madre, infine spirito. Tornare in quella casa e immergere il viso nei suoi vestiti e toccare le cose che le erano care, è come averla di nuovo accanto, almeno il tempo di un battito d’ali.
L’ho lasciata andare da molti anni, ormai, ma ogni estate si rinnova il rito che purifica e che placa una malinconia, la mia, mai sopita. Torno nella sua casa, cerco di respirare la sua aria e mi riempio gli occhi delle sue cose e dei suoi colori. E mi rigenero.
Ma questa estate, no, non mi (ci) è stato permesso e io non riesco a farmene una ragione. Come la negazione di un desiderio a lungo sospirato o una punizione che non abbiamo meritato. E, allora, ne scrivo, magari quella delusione si fa piccina piccina, fino a scomparire del tutto...
P.S. In una pagina del 1928, Virginia Woolf scrive di essere stata morbosamente ossessionata dai suoi genitori e che scrivere di loro fosse un atto necessario a placare il suo spirito. Ho pensato che forse anche quella per mia madre fu un’ossessione, vista la incessante necessità che ho dentro di scrivere di lei; forse perché è morta senza che potessimo chiarirci e senza che il cerchio potesse chiudersi. Non so quanti post ho scritto su di lei, forse troppi per essere un blog leggero leggero, ma sono stati più terapeutici di una seduta psicoanalitica. Giuro.
Non parlo mai d'amore, almeno non qui, mi imbarazza un po'. Ma qualche giorno fa, in un momento di calma casalinga, rivedendo Alta Fedeltà di Stephen Frears (tratto da High Fidelity di Nick Hornby), devo ammettere di essermi sciolta davanti a questa scena. Rob non è esattamente l'uomo ideale; è infantile e instabile, ma è comunque adorabile nella sua fragilità sentimentale e nella sua compulsiva attrazione per la musica, ossessionato com’è dalle top-five e dalle compilation. E come farebbe per la musica, parla di Laura stilando l’elenco delle sue doti migliori, neanche fossero i migliori brani di un disco che ama. Non so voi, ma ho trovato il monologo del video molto romantico, anche se il ritmo descrittivo è veloce e il tono quasi scanzonato. Certo, non è il bacio tra Audrey Hepburn e George Peppard in Colazione da Tiffany, ma lo spirito non è diverso.
C’è una grande finestra, al primo piano di una vecchia scuola gialla della mia città. E sotto la grande finestra c’è una piccola folla che, ogni mattina, si raduna e attende col naso all’insù, benevolmente.
E dietro ai vetri della grande finestra, ci sono manine paffute che salutano e cappelli variopinti che scorrono come vagoni colorati di un trenino giocattolo.
E il mondo si ferma per un secondo, quando arriva il tuo turno: solo tu e un paio di occhietti ridenti che ti guardano dall’alto.
Poi, via. Dopo la benedizione quotidiana impartita dalla grande finestra, ci disperdiamo nelle strade affollate e rumorose di questa città. Col cuore leggero.
"Cosa sarà che ti fa comprare di tutto
anche se è di niente che hai bisogno" diceva un vecchia canzone di De Gregori... già, cosa sarà...
Un Natale opulento non fa bene né al nostro fegato né al nostro borsellino né alla nostra anima ... tanto che, non so se capita anche a voi, ad un certo punto non vediamo l'ora che le Feste finiscano.
Non salirò in cattedra per bacchettare nessuno: ciascuno fa quello che vuole dei suoi soldi e del suo tempo ed è giusto che sia così.
Vorrei solo proporvi una serie di link per un Natale solidale, per far arrivare tante carezze ai bimbi affamati, sfruttati e abusati di tutto il mondo: 
Mia madre era simpatica.
Aveva il sole sul viso, la luce negli occhi e tanta voglia di vivere. Amava la gente, sosteneva conversazioni divertenti, aveva la battuta pronta ed era generosa. Mi ricordo con quanto ardore, mia sorella minore la guardava ridere o chiacchierare con le persone che incontrava o durante cene altrimenti noiosissime. Mia madre era brillante.
Non aveva studiato a lungo, ma conosceva bene il tedesco, il suo unico vero vanto: e assottigliava gli occhi, digrignando i denti, mentre pronunciava parole durissime e incomprensibili, suscitando l’ammirazione e il divertimento di noi bambini.
Ha lavorato sempre e ha cresciuto i suoi figli, con fatica, ma con grande allegria. Ottima organizzatrice di feste di tutti i tipi (compleanni, funerali, matrimoni, merende, lauree e anniversari), amava il ballo, Gino Paoli e Gianni Morandi. Ma cantava di tutto, mentre guidava quella sua Cinquecento bianca, gremita di buste della spesa e di bambini rumorosi .
Poi, già malata, ha cominciato a dipingere e ha tentato di salvarsi facendo qualcosa che l'appagasse e che la distraesse. Dipingeva donne assorte e fiori improbabili, tetti del suo paese e le brocche di sua madre, passando ore e ore a sognare di fronte ad una tela. E, nonostante i polpastrelli sporchi di colore e i vistosi abiti da lavoro, aveva sempre i capelli in ordine e le unghie curate. E poi, è stata sempre bella, fino alla fine.
Mi manca la sua generosità, la sua allegria e la sua positività, anche se non ho mai nascosto di essermi scontrata con lei, più e più volte, e non solo sui massimi sistemi. Ma sapeva ridere, anche di se stessa, e questo la rendeva unica e davvero adorabile.
Non averla più vicino è come avere le spalle nude d’inverno: lo stesso identico senso di gelo. E se fosse ancora qui, la mia vita sarebbe diversa. Banale, vero?
P.S. Mi scuso per il mio sfogo del post precedente, ma vi ringrazio, tutti, per il conforto e le parole di incoraggiamento e di affetto. Ogni tanto, mi rileggo i commenti come se fossero ossigeno per i miei polmoni. La situazione è stazionaria. Ma cerco di riprendere vigore e forza e di tenere la testa alta...
La vita è misteriosa e, a volte, grottesca. Il 22 giugno è stato giorno di morte e, a distanza di anni, di ritorno alla vita. Il tragico e il meraviglioso insieme, nello stesso giorno... pazzesco, non so se piangere o festeggiare.
Allora una doppia dedica: per chi non c'è più... per il suo meraviglioso e caldo sorriso che mi manca tanto da farmi male. E per chi mi ha permesso di essere ancora qui... per le sue mani buone e per i suoi brillanti occhi gentili.
Con amore infinito.
... e che dire dell’amore, di quel sentimento profondissimo che ti riempie il cuore e il cervello e che ti stravolge la vita … non so, dico che può anche essere duraturo, se è appagante e sincero. Davvero una strana parola … usata sempre, usata troppo, spesso a sproposito, anche quando racchiude e nasconde dipendenza, sottomissione e rassegnazione. In realtà non so darne una definizione soddisfacente, anche se l’amore lo conosco bene: penso che dovrebbe dare felicità, semplicemente, anche in una giungla di affanni esistenziali e di imprevisti; e, in un amore a due, dovrebbe consistere in uno scambio alla pari, in un dono reciproco, senza egocentrismi e protagonismi. L’altro non si idealizza né si sublima; se ne riconoscono e se ne accettano i limiti, prima e se ne amano i pregi, poi. E, soprattutto, l’altro non è il risolutore dei nostri problemi, il vomitatoio delle nostre frustrazioni, il capro espiatorio dei nostri fallimenti né, al contrario, il depositario della verità rivelata. Nell’amore si cammina insieme, in un alternarsi vicendevole di forza e fragilità.
Tutte cavolate? "L’amore non esiste, le donne si riempiono sempre la bocca d’amore, gli uomini sono tutti uguali pensano sempre a un cosa, solo le donne amano, l’amore l’hanno inventato i poeti, meglio il sesso che l’amore, l'amore uccide il sesso, l’amore non dura mai… piove governo ladro... " e via di seguito, con queste perle di saggezza …
Io, invece, nell'amore ci credo, eccome.
Non posterò versi di Neruda né un quadro di Chagall, ho già detto che non amo la poesia. Sono una vera dura, io
( ho riso mentre la mia amica Francesca piangeva, leggendo Petrarca, e non me lo ha mai perdonato... ma lei sì, che era sensibile...) e allora solo un'immagine, che non parla d'amore ma che rasserena il cuore e riempie gli occhi, come l'amore.
