Pagine di riflessioni dal basso.
mercoledì, 03 giugno 2009

BOUGUEREAU

Mi destabilizzi, mi disorienti, e non credere che sia facile a questo punto della mia vita.

Ho sempre pensato che le donne costrette a frequentarsi per parentela reale o acquisita, spesso,  instaurino l'una con l'altra un rapporto difficile e astioso, trasformando un legame di sangue in una funesta inimicizia (spesso, ma non sempre, per fortuna.). Le donne, quando non si scelgono, possono arrivare anche ad odiarsi. Ma questo brutto pensiero non l’ho mai espresso ad alta voce, per paura che qualcuno potesse darmi ragione o, peggio, che TU potessi darmi ragione. E sai che io detesto aver ragione. Detesto Cassandra e la sua sfiga ostinata.

Ma ora, di quelle che eravamo, siamo rimaste solo noi,  noi e la nuova generazione. Non c’è nessuna anziana a confortarci con parole esperte e cuore forte, siamo sole. E' passato il tempo e molta della nostra gioventù, non potremmo invecchiare in pace? Sai, potremmo passare la nostra vita in modo pacifico e sereno e condividere quel che resta del giorno, invece hai alzato un muro d’ortiche che non riesco neanche a sfiorare. E mi ferisco, ogni volta che provo a farlo.

Tu non hai bisogno di me e mi tieni a distanza, mentre io avevo immaginato la nostra età adulta in modo diverso, lo ammetto; mi sarebbe piaciuto confrontarmi con te, pur nella nostra diversità, con leggerezza e in affettuosa allegria; mi sarebbe piaciuto essere tua amica. Ma le donne, per amarsi, debbono scegliersi  e tu non mi hai scelto, mi hai trovato sul tuo cammino.

E faccio continuamente esami di coscienza e continuamente cerco di capire le tue ragioni e di giustificare i tuoi glaciali silenzi o le tue aspre parole. Ma non capisco, davvero non capisco.

E per non perderti definitivamente, taccio. Così, spero che ti passi, come quando eri bambina.

 

Scritto da: Lindadicielo alle ore giugno 03, 2009 16:17 | link | commenti (49) | categoria: dolore, donna, miavita, invecchio
sabato, 18 aprile 2009
piccoli soprusi quotidiani

Homer_Winslow_Morning_GloriesHo sempre pensato che, nel lavoro, per ottenere il giusto devi saper sculettare o  saper piangere; oppure  essere amico dei potenti. Per ottenere più del giusto, devi dare o fare più del consentito e non sempre nel rispetto delle legge e della morale, ma questa è un'altra storia.

Per tutti gli altri, - quelli che proprio non ce la fanno a scodinzolare come un cane di fronte al padrone- , la vita è un vero inferno. E non importa se sei bravo, onesto e disponibile,  sei comunque fuori. E, ad un certo punto della tua vita, devi capire se davvero non vali niente come ti dicono, e se la buona opinione che hai di te è falsata dalla tua presunzione,  oppure se chi ti  deve giudicare  è solo un mentecatto corrotto e colluso che di te non sa che farsene e che, dunque, non ha la capacità di valutarti.

Non so più chi sono e, se valgo, quanto valgo. So solo che sono stanca di essere stanca, come diceva Faber riferendosi ad un uomo santo. Ma io non sono brava a sopportare e ogni tanto crollo, purtroppo. E allora penso alla fortuna di avercelo ancora un lavoro e penso al futuro incerto dei miei figli, se dovessi prderlo.  Raccolgo le forze e mi rialzo. Come sempre.

Scritto da: Lindadicielo alle ore aprile 18, 2009 14:06 | link | commenti (32) | categoria: mobbing, dolore, miavita
martedì, 07 aprile 2009
sciacalli

E certo... Si sentiva il bisogno morboso della telecamera che entra  dentro le tende allestite per la notte. Certo, è normale riprendere i disperati che dormono o coloro che vegliano, con lo sguardo fisso sul niente. Certo, tutto normale. Riprendere, documentare, registrare. Strano che ancora non abbiano ripreso le persone che orinano al freddo e qualcuno non abbia chiesto loro che cosa si prova.... Ma esiste il confine tra la decenza e l'indecenza? Qualcuno sa cosa è il rispetto per il dolore? E' davvero necessario entrare nell'animo devastato delle persone?

Non invadete l'intimità di chi è disperato e rispettate, col silenzio, chi non c'è più.

Scritto da: Lindadicielo alle ore aprile 07, 2009 11:28 | link | commenti (13) | categoria: dolore
venerdì, 28 novembre 2008
Il silenzio è complice.
mano bimbo
III Congresso Mondiale di Rio de Janeiro.
 Appuntamento mondiale contro lo sfruttamento sessuale e commerciale di bambini e adolescenti dal 25 al 28 novembre 2008

 
 
 
 
Ci ho pensato un po’ prima di scrivere queste poche righe, perché speravo che all’iniziativa venisse dato un più ampio risalto dai mezzi d’informazione e che dunque non ci fosse bisogno di dire niente. Speravo in una massiccia opera di sensibilizzzazione, ma così non è stato. Certo, se ne è parlato un po’ quando il Congresso è iniziato, il 25 novembre, ma ora tutto tace in un grande, imbarazzante silenzio. Forse è più facile girarsi dall’altra parte (tanto non sono figli nostri) e tutelare quelle imprese del settore turistico che sul turismo sessuale e sulla pelle dei piccoli hanno costruito una fortuna.
Al di là del clamore che hanno suscitato certi dati emersi dal Congresso, come per esempio l’abbassamento dell’età degli orchi (anche venticinquenni) e il tristissimo quinto posto dell’Italia nella graduatoria dei consumatori di carne bambina, e per non rischiare di dire cose morbose e impregnate di insano qualunquismo, riporterò solo un'intervista, lucida e appassionata, rilasciata da Silvestro Montanaro  giornalista e conduttore Rai, migliore e più utile di una mia qualsiasi personale riflessione.
 
Montanaro, quale era la situazione a Fortaleza ai tempi del suo reportage? E quale quella attuale?
«La situazione era quella di una enorme città, di circa 4 milioni di abitanti, con tanti bambini poveri e piena di espatriati italiani. La caratteristica più vistosa del mercato del sesso locale consisteva in un forte connubio tra spaccio di droga e prostituzione. La città gremiva di locali destinati a questo tipo di risorse. Non era strano vedere che la polizia locale, mal pagata, spesso partecipava a questi mercati, per arrotondare lo stipendio. Ritornando a Fortaleza nel 2004 ho visto che le nostre denunce hanno prodotto delle inchieste, ma il traffico è sempre lo stesso, anzi si sta creando una maggiore disponibilità di carne fresca».

Chi sono i protagonisti del mercato della prostituzione, soprattutto quella minorile, in Brasile?
«L’uso della carne bambina è soprattutto una modalità locale. I primi utenti sono gli stessi brasiliani. Le ragazzine con cui ho parlato hanno alle spalle trascorsi tragici. L’iniziazione a pratiche sessuali violente inizia spesso dalla propria famiglia, da un padre o padrigno snaturato. Per questo motivo si ritrovano moltissime mamme sole, alle volte genitrici solitarie di quattro, cinque bambini ricevuti in donno da altrettanti partner. Dunque il primo luogo di consumo è la famiglia. Riguardo al turismo sessuale, il primo turismo sessuale in Brasile è interstatuale: gli uomini che se lo possono permettere, vanno nel Nordeste a caccia di ragazzine. Né più né meno di quello che fanno tantissimi, di ogni estrazione sociale e provenienza, soprattutto europei (e in particolare italiani e tedeschi), statunitensi e giapponesi. Ho ritrovato la stessa composizione in altre realtà capitali del turismo sessuale, come in Thailandia, in Cambogia e in Birmania. La tragedia vera è che, al di là delle agenzie turistiche complici di questo mercato, che stigmatizziamo e facciamo bene a denunciare, vi è stato, senza che ne avessimo coscienza razionale, un profondo cambiamento delle abitudini. In fondo la ricerca di carne fresca è ormai una consuetudine di milioni di esseri umani. Ma perché non dovrebbe essere altrimenti, quando i modelli culturali imperanti ci raccontano questo tipo di donna-bambina come modello vincente... Quindi se un uomo non può procurarselo in patria, se lo va a cercare in un altro paese fingendo di non capire che la torma di ragazzine che aspettano i turisti negli aeroporti sono attratte solo da quello che hanno in tasca e da quello che rappresentano: una via di fuga da realtà dalle quali sembra impossibile uscire. Questo ormai è un fenomeno terrificantemente collettivo, che va oltre i numeri e le statistiche, spesso compilate in ribasso rispetto alla realtà».

Allora pensa che la globalizzazione dei paesi occidentali abbia un ruolo determinante nell’aumento del turismo sessuale?
«Credo che questa globalizzazione che stiamo vivendo, governata non democraticamente dai grandi centri di potere e da una legge di fondo che è quella del profitto facile, basata sulla ricerca delle aree più deboli, con condizioni salariali fragili, per produrre a prezzi competitivi, reca dentro di sé un profondo disprezzo per le fasce deboli della popolazione mondiale, considerata come merce. In fondo, anche dentro la nostra informazione, nella cultura, nel quotidiano televisivo, il corpo femminile è diventato una merce. La fanciulla vincente dei nostri giorni non è una donna attenta ai propri diritti e al suo futuro, ma è soprattutto una serie di misure, è un mostrare. Chi non riesce a procurarsi questo modello di donna in patria lo cerca altrove, dove la “merce” è disponibile a 20 dollari a notte. La colpa non è della globalizzazione: il grande male è dentro di noi, stiamo cambiando, stiamo perdendo molto».

Durante i suoi viaggi lei ha conosciuto bambine e donne vittime del mercato sessuale. Chi sono queste persone?
«La tragedia è che le bambine che ho conosciuto sono esseri totalmente indifesi. Guadagnano anche dei soldini, ma la competizione sfrenata richiede che queste bimbe che vengono dalle baraccopoli abbiano vestitini, profumi e creme. E ciò consuma quasi tutto il loro reddito. Passato il periodo di vendibilità, queste donne si trovano praticamente sole, con un corpo devastato, spesso malate e senza una lira in tasca. Ricordo la testimonianza della protagonista di un mio documentario, una ragazza brasiliana, Anna, che diceva: “Gli uomini che mi pagano mi fanno schifo, spesso sono volgari, vengono qui per sfogare il loro rancore verso la vita. Ma ogni volta che ne incontro uno disposto a venire con me, ringrazio Dio, perché è pane per i miei figli. Lo sto facendo, lo devo fare perché non ho alternative, ma ogni notte prego Dio di farmi un solo regalo: morire”». Giorno dopo giorno, ora dopo ora, anche se ti anneghi nell’alcol - perché spesso queste ragazze diventano alcoliste - anche se ti rifugi nella droga, il male resta e la coscienza di te stesso scompare. C’è solo coscienza di essere semplicemente una merce. Passare da persona a merce è un passaggio che praticamente coincide con la morte. Quello che spesso non vogliamo capire è che a volte una serie di comportamenti uccide la gente come potrebbe farlo una pallottola. Mentre un gruppo di ragazzi si diverte scambiandosi ragazze e raccontandosi le loro “prodezze sessuali”, contemporaneamente le candele della vita di altre persone si spengono in una lenta agonia. Tu le vedrai sempre felici queste bambine, ma solo perché il turista le vuole così, sorridenti. Ed ecco allora che si trasformano nella merce che il cliente richiede».
 
Secondo lei si fa sufficiente informazione sul tema del turismo sessuale?
 «Io dico da tempo che in Italia c’è un grande silenzio. Viene meno il diritto dovere di parlare forte e chiaro. Vedo i mass media rassegnati, accontentandosi spesso e volentieri a comparsate senza coraggio nei talk show. C’è una ipocrisia di massa. Vorrei dire alle tante mogli, alle tante figlie e alle tante fidanzate che vedono partire a Natale i loro uomini, che mi sembra strano che non si siano mai poste l’interrogativo del perché partano da soli».

Quali misure efficaci possono essere prese ai fini di arginare la piaga del turismo sessuale?
«C’è una marea di cose da fare. E vanno fatte in contemporanea, sapendo che alcune hanno tempi lunghi e altre potrebbero essere fatte da subito. Bisogna fare informazione, qui e lì. Si può raccontare alle tante ragazze che fuggono dalla loro realtà immaginando di trovare qui il paradiso, che forse incontreranno soltanto nuove forme di schiavitù. Si può raccontare la verità, senza moralismi. Bisogna dare alternative a queste persone, questo è essenziale. O dai loro alternative o stai mentendo, e menti davanti a un bisogno. Bisogna educarle ad avere cura del proprio corpo, renderle coscienti dei propri diritti, garantire loro forme di tutela legale. Queste ragazze sono stelle solitarie anche se stanno in gruppo. Bisogna insomma intervenire da più punti, sapendo che è complicato ma non impossibile».

Chi vuole potrà seguire i risultati dei lavori del Congresso andando sui siti degli Enti Organizzatori, linkati all'inizio del post e anche su ECPAT Italia
Non abbassiamo la guardia e proteggiamo, anche esponendoci in prima persona,  chi non può difendersi. Gli orchi esistono e le leggi per perseguirli in Italia, ci sarebbero  (L. 269/98  e L.38/2006).
[Volevo postare un video di Youtube, ma non ce l'ho fatta... sono così piccini, così piccine... poveri piccoli angeli con quei loro occhioni rubati alla vita...cosa posso fare per voi, piccolini miei....cosa posso fare...]
Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 28, 2008 13:43 | link | commenti (22) | categoria: dolore, orchi, sfruttamento minorile, ecpat, salvate i bambini
mercoledì, 01 ottobre 2008
Nell'arena

Rossetti.J.Morris

Sono un po' latitante in questo periodo e me ne scuso. Avrei tante cose di cui parlare e su cui confrontarmi, ma sono in un momento lavorativo assai delicato, in cui mi trovo a combattere una guerra contro l'arroganza, il maschilismo e la brutalità di chi gioca con la vita e con la professionalità delle persone. Ma mi costa tanto in termini di tempo e di energie e ogni mattina devo raccogliere le forze e trovare il coraggio, prima di entrare in ufficio, quasi dovessi entrare in un'arena.

Di mobbing avevo già parlato in precedenza, ma in relazione ad altri. Ora sono io ad essere sotto tiro ma, dopo l'ennesima mortificazione, ho reagito con durezza, coinvolgendo anche chi poteva e doveva tutelarmi. Non so che cosa succederà nei prossimi giorni, ma certamente non resterò immobile a prendere schiaffi ...

Vorrei seguirvi e commentarvi di più, perché adoro leggere molti dei blog che abitualmente frequento,  ma ora non posso, sono deconcentrata e preoccupata,  scusatemi. Spero di tornare a leggervi presto, per divertirmi ed emozionarmi  ancora, con ciascuno di voi . Un bacio, Linda.

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 01, 2008 15:05 | link | commenti (32) | categoria: mobbing, dolore, donna, miavita
domenica, 20 luglio 2008
luglio

Con giorni lunghi di colori chiari ecco Luglio, il leone,
riposa, bevi e il mondo attorno appare come in una visione, come in una visione
.

Luglio, che mese strano... un mese borderline; non sai chi sei e che diamine devi fare, ti senti instabile e in crisi d'identità. Il mondo non si è fermato, ma a te pare di vivere in un acquario. Vorresti continuare a procedere secondo le tue abitudini, mLady-Lilitha, intorno a te, tutto è diverso, discontinuo e fatuo. La gente c'è e poi scompare, la città si svuota, i rumori ti arrivano attutiti e il tempo da spendere è davvero troppo, in uno spazio sempre più stretto. Un mondo rallentato, in attesa di fermarsi.

Ma anche in un mondo rallentato succedono cose incredibili: dal Lodo Alfano, che tra lunedì e martedì 22 passerà definitivamente anche al Senato, alla dimezzata sentenza di Bolzaneto, terribile e  umiliante per chi le torture da Garage Olimpo le ha subite davvero; dal pestaggio della bimba francese, massacrata nella mia città, alla morte delle due bambine rom a Napoli, nella completa indifferenza dei bagnanti,  fino alle inopportune ed impudiche iniziative sorte intorno alla questione di Eluana.

E la povertà e la solitudine? A luglio e ad agosto,  le vedi molto meglio. Le categorie deboli di città,  quelle che restano a difendere il forte nel deserto dei Tartari, in estate sono ancora più deboli. Sarà che nell'acquario tutto è dilatato, ma di fatto i vecchi sembrano più tristi, gli adolescenti più allo sbando, i bambini più soli, gli animali più terrorizzati...  E se incroci lo sguardo della solitudine, della paura e della povertà, non riesci a pensare ad altro... per tutto il giorno. ... 

Ma a luglio il mondo ti appare come in una visione, dice Guccini nella Canzone dei Dodici Mesi, e speri di aver solo sognato o delirato, a causa del calore della notte.

Scritto da: Lindadicielo alle ore luglio 20, 2008 22:52 | link | commenti (20) | categoria: politica, dolore, riflessioni dal basso
venerdì, 11 luglio 2008

Sono un tipo allegro e cerco di dare il giusto peso alle cose, per tirare avanti e per tenere a bada la mia innata incazzosità. Cerco di moderarmi e rido della sfiga, ma .a volte è proprio dura…

Ero tornata carica di sole e di buoni propositi, rasserenata dall’aria della Maremma e dalla liberazione della Betancourt. Ma, come dire, la felicità dura sempre solo un attimo.

Convivo con il mobbing tutti i giorni, perpretato ai danni di persone miti e gentili che hanno l’unico atroce difetto di essere troppo qualificate per lavorare. E ora, dopo che chi ha subito l’ennesimo torto è stato portato via da un’ambulanza per malore, devo anche constatare, ancora una volta, che la solidarietà dei pari è solo di facciata. La famosa zona grigia di cui parla Primo Levi, ricordate?

Sono incazzata. Amareggiata, delusa, ma soprattutto tanto incazzata e chiedo scusa per il linguaggio. Si fanno le lotte di piazza in nome della giustizia, ma poi, quando il nostro vicino di stanza subisce soprusi d’ogni tipo, tutti noi abbassiamo lo sguardo o ci giriamo altrove, basta che il capo minacci di togliere privilegi acquisiti. O forse si ha semplicemente paura di esporsi in prima persona in modo gratuito, come gratuita  è la solidarietà, quella vera.

Siete dei viscidi vermi e mi fate schifo, per la vostra ingordigia e penosa codardia. Ma sì, andatevene in vacanza e fottetevene di chi sta male anche per la vostra indifferenza.

 

Scritto da: Lindadicielo alle ore luglio 11, 2008 08:16 | link | commenti (14) | categoria: mobbing, dolore, miavita
lunedì, 07 luglio 2008

Dal blog di Lorella, sempre sensibile e attenta.

canigatti

Scritto da: Lindadicielo alle ore luglio 07, 2008 12:56 | link | commenti (8) | categoria: animali, gatti, dolore
domenica, 22 giugno 2008
dedica

La vita è misteriosa e, a volte, grottesca. Il 22 giugno è stato giorno di morte e, a distanza di anni, di ritorno alla vita. Il tragico e il meraviglioso insieme, nello stesso giorno...  pazzesco, non so se piangere o festeggiare.

Allora una doppia dedica: per chi non c'è più... per il suo meraviglioso e caldo sorriso che mi manca tanto da farmi male. E per chi mi ha permesso di essere ancora qui...  per le sue mani buone e per i suoi brillanti occhi gentili.

Con amore infinito.

Scritto da: Lindadicielo alle ore giugno 22, 2008 08:12 | link | commenti (12) | categoria: amore, dolore, morte, miavita
martedì, 13 maggio 2008
privilegi

E così anche il mio ufficio è in fermento per il periodico migrare di dirigenti e direttori e, di conseguenza, anche di fanti, dame e cavalieri. Traslochi, trasferimenti, rientri, scrivanie vuote, addii e nuovi acquisti, come da copione, perché quando i vertici cambiano, anche qualcuno dalla base si agita e si contorce, come la coda di un grosso animale. Ma perché, dico io, dietro ad un grosso animale c’è sempre una lunga coda che striscia?

Ricerca e mantenimento di privilegi, semplice.

Qualche giorno fa, in una bassa riflessione da bar, si parlava di potere, di chi lo esercita, di chi lo condivide e di chi lo subisce; si parlava di lealtà e di correttezza, di padroni e di sottoposti e, soprattutto, di sottoposti privilegiati; ma di quelli che il potere lo fiancheggiano e lo partecipano, traendone benefici, sgomitando, a volte calpestando e picchiando sodo, come i Kapò. Di quelli che potrebbero mediare in favore di chi sta peggio, anche solo con una parola, e che invece screditano e fanno a pezzi chi non può difendersi. Di quella parte di umanità che Primo Levi definiva zona grigia, per intenderci: “L’ascesa dei privilegiati, non solo dei Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. Dove esiste un potere esercitato da pochi, o da uno solo, contro i molti, il privilegio nasce e prolifera, anche contro il volere del potere stesso; ma è normale che il potere , invece, lo tolleri e lo incoraggi. Limitiamoci al Lager, che però (anche nella sua versione sovietica) può ben servire da “laboratorio”. La classe ibrida dei prigionieri-funzionari ne costituisce l’ossatura. E’ una zona grigia, dai contorni mal definiti, che insieme separa e congiunge i due campi dei padroni e dei servi.”  ( P. Levi, I sommersi e i salvati, 1986). E non vado oltre.

filo_spinatoDurissimo e lucido, come solo Primo Levi ha saputo essere. Parole crudeli che acquistano un significato più funesto e sconsolato perché scritte poco tempo prima che lo scrittore morisse suicida, come fossero le parole definitive, e a lungo meditate, di un testamento.

Forse i Kapò non ci sono più o forse hanno solo cambiato abito e nome. Non so…  uomini e donne con le spalle curve e la lingua asciutta, coda strisciante di animali più grossi. Li vedo tutti i giorni, ma non li giudico né li maledico. Mi dispiace solo che, oltre al male che fanno, si auto-assolvano continuamente, completamente privi di senso critico. Alla fine, mi fanno anche pena.

Scritto da: Lindadicielo alle ore maggio 13, 2008 17:53 | link | commenti (17) | categoria: libri, mobbing, dolore, miavita, primo levi, riflessioni dal basso
mercoledì, 16 aprile 2008
Per te

Photobucket

Andrà tutto bene.

Lo dici sempre anche tu, con quegli occhi brillanti e sinceri ... sì, sono una donna fortunata, alla fine... sono forte, ho un lavoro e una casa, ho i miei cuccioli dagli occhidicielo ... un passato da ricordare e un futuro da sperare. E un presente da vivere. 

Mi rimboccherò le maniche ancora e ancora... anche se sono sfiduciata e solo un po' stanca ...

Tienimi il viso, come John con Yoko, e dimmi che tutto andrà bene...

Scritto da: Lindadicielo alle ore aprile 16, 2008 21:59 | link | commenti (6) | categoria: dolore, miavita
lunedì, 14 aprile 2008
BUIO

 

quartostato

 Mi sento come questa donna, scalza,  a mani nude, con la vita appesa a un braccio ... preoccupata, inascoltata...

Mi sento come questi uomini, con le mani callose e le scarpe impolverate, ma con gli occhi aperti e il passo deciso...

E, come loro, vorrei lasciarmi alle spalle il buio di questo presente e camminare, con il mio Paese, verso un nuovo giorno di luce.

Prima o poi succederà.  Ma oggi no, oggi siamo ancora al buio.

Scritto da: Lindadicielo alle ore aprile 14, 2008 18:15 | link | commenti (10) | categoria: politica, dolore, riflessioni dal basso
io
Utente: Lindadicielo
Adoro parlare di nulla, è l'unica cosa di cui so qualcosa. (O.W.)

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