
Mi sembra d'essere in un acquario. Vedo gente che parla, che urla e che gesticola, ma io non capisco quello che dice. Il mondo oltre il vetro è un teatro muto di maschere oscenamente truccate che si insultano e che si imbrattano a vicenda, usando i colori della mia patria. Loro urlano, io sono adagiata su un fondale silenzioso e respiro. Poi mi giro e nuoto via, non voglio vederle, mi ripugnano. Rimango ad ad occhi aperti e penso, ma penso dentro e mi faccio del male, rimanendo, poi, senza forze. Non ho paura di morire né di soffrire di più, ma temo per i pesciolini che vivono sotto le mie pinne: loro credono che la strada che percorriamo insieme sia quella giusta, loro si fidano. Ma io comincio a non vedere più e non so per quanto ancora riuscirò a nuotare, senza schiantarmi contro il vetro. E c'è sempre quel piranha nascosto che vorrebbe divorarmi. Prima o poi, smetterò di nascondermi e mi farò mangiare. Chi dice che la resa sia una sconfitta?
Per ora nuoto nel vetro e penso al mare lontano. E, soprattutto, resisto.
Panico totale. Gridolini eccitati da parte dei più pro-positivi, ma occhi liquidi e sbarrati in tutti gli altri.
Ma perché? Abbiamo chiesto tutti, anche un po’ imbarazzati. “Terapeutico. E curativo della disistima di sé”, ci hanno risposto, perché noi e i nostri nuclei ci teniamo in piedi, oltre che su quello che siamo, anche su quello che sappiamo fare o che abbiamo imparato a fare, per amore o per forza.
Io ho mandato giù, un po’ sconcertata (azz, sono una scarpa in tutto, che diamine ci scrivo…). Ma l’ho redatto, alla fine, questo elenco ed stato molto liberatorio, credetemi.
E pare che lo sia stato per tutti, per i genitori più fighi e superdotati, ma anche e soprattutto per i più insicuri e malconci.
Provateci anche voi.
Se avete il coraggio fatelo qui da me, altrimenti fatelo in solitudine. Serve molto a rinsaldare l’autostima, sempre che voi ne abbiate bisogno.
Unica regola: ci deve essere sempre un verbo che implica azione e l’azione deve essere particolareggiata (non “ io so cucinare”, ma “io so cucinare il pollo al forno”).
Questo era il mio elenco, letto di fronte a tutti. A parte la timidezza cronica, credevo che mi avrebbero riso in faccia per le palesi scempiaggini, invece no, alla fine qualcuno ha pure detto; “Pure io lo so fare, ma non ci ho pensato.”
Io so leggere a voce alta Harry Potter, cambiando le voci a tutti i personaggi;
Io so guidare motorino e automobile nel caos infernale di Roma, senza perdere la calma;
Io so cucinare un pranzo decente in 15 minuti;
Io so arrivare alla fine del mese, facendo miracoli e magie;
Io so cantare a squarciagola Dancing with the Moonlit Knight.
Io so arrampicarmi sugli alberi;
Io so allattare i gattini senza mamma;
Io so catalogare, classificare e soggettare un libro;
Io so stirare le camicie, senza fare la piegolina sulla manica;
Io so mettermi in mezzo, senza paura di perdere privilegi;
Io so caricare il motorino di buste della spesa fino a non vedere più la strada, ma arrivare a casa sana e salva;
Io so preparare feste di matrimonio, compleanni, lauree e funerali;
Io so alzarmi la mattina all’alba e trovarlo meraviglioso.
Io so riconoscere un bugiardo e uno stronzo immediatamente;
Io so parlare di me sinceramente, ma sono sempre pronta a subirne le conseguenze;
Io so disegnare a matita i visi di chi amo;
Io so smistare panni usati e ridistribuirli a persone di ogni sesso, di ogni età e di ogni nazionalità;
Io so rimanere tranquilla di fronte ad una sigaretta, anche se muoio dalla voglia di fumarmela;
Io so amare in modo totale, ma non totalizzante;
Io so cucinare le più leggere ed insipide melanzane alla parmigiana dell’universo (ed esserne fiera).

Mi destabilizzi, mi disorienti, e non credere che sia facile a questo punto della mia vita.
Ho sempre pensato che le donne costrette a frequentarsi per parentela reale o acquisita, spesso, instaurino l'una con l'altra un rapporto difficile e astioso, trasformando un legame di sangue in una funesta inimicizia (spesso, ma non sempre, per fortuna.). Le donne, quando non si scelgono, possono arrivare anche ad odiarsi. Ma questo brutto pensiero non l’ho mai espresso ad alta voce, per paura che qualcuno potesse darmi ragione o, peggio, che TU potessi darmi ragione. E sai che io detesto aver ragione. Detesto Cassandra e la sua sfiga ostinata.
Ma ora, di quelle che eravamo, siamo rimaste solo noi, noi e la nuova generazione. Non c’è nessuna anziana a confortarci con parole esperte e cuore forte, siamo sole. E' passato il tempo e molta della nostra gioventù, non potremmo invecchiare in pace? Sai, potremmo passare la nostra vita in modo pacifico e sereno e condividere quel che resta del giorno, invece hai alzato un muro d’ortiche che non riesco neanche a sfiorare. E mi ferisco, ogni volta che provo a farlo.
Tu non hai bisogno di me e mi tieni a distanza, mentre io avevo immaginato la nostra età adulta in modo diverso, lo ammetto; mi sarebbe piaciuto confrontarmi con te, pur nella nostra diversità, con leggerezza e in affettuosa allegria; mi sarebbe piaciuto essere tua amica. Ma le donne, per amarsi, debbono scegliersi e tu non mi hai scelto, mi hai trovato sul tuo cammino.
E faccio continuamente esami di coscienza e continuamente cerco di capire le tue ragioni e di giustificare i tuoi glaciali silenzi o le tue aspre parole. Ma non capisco, davvero non capisco.
E per non perderti definitivamente, taccio. Così, spero che ti passi, come quando eri bambina.
Sono pallosa, lo so. Se parlo, parlo solo di figli e di gatti, una noia... Sembra quasi che io non abbia niente altro, ma è vero, anzi no, ho anche i miei pensieri. Perché io penso, ma penso in silenzio ed è gravissimo, in questo pianeta rumoroso.
Da un po' non parlo di libri, di film, di gite e viaggi (ma quali, poi...), né di incontri fatali; e neanche di politica. Tendenza all'intimismo? Depressione? Ignoranza? Nausea? Forse per ciascuno di questi motivi, ma, anzitutto, per disinteresse mortale.
Le veline in politica, i film holliwoodiani, l’ultimo libro di Tizio e l’ultimo CD dei Caio mi trapassano completamente; le feste, le conferenze-stampa, le cene, il teatro, l’evento museale… che palle. Non me ne frega un tubo, ecco.
Preferisco dormire o sentire chiacchiere infantili. Ma qualcuno mi dice che sono un’orsa e che spreco il mio tempo. Che dovrei, che potrei. Non sono d’accordo, ma servirebbero quintali di parole per convincere quelli che, invece, hanno capito tutto e che sanno vivere. E non mi va. Sono un'orsa pallosa, e allora?
Non mi va di seguire il flusso, mi sento fuori tempo e fuori luogo, quasi che nulla sia più alla mia portata, né la musica, né l'arte, né la politica. Né la gente, soprattutto la gente.
Questo periodo va così, solo figli e gatti.
Invecchio. Anzi, come mi disse un tempo l'amico Joe, mi si accorcia la miccia.
quella stessa che aveva lasciato all’età di sedici anni per seguire uno scultore svizzero, come "una bimba segue un aquilone"… ebbra, ridente, leggera…
E fu poco prima degli anni venti che, nella campagna intorno a Lugano, Margherita incontrò il Maestro. Non so come andò, nessuno lo sa (e non c’è più nessuno a cui poter chiedere), ma del loro incontro rimane un capitolo de “L’ultima estate di Klingsor”, uno dei romanzi brevi di Hermann Hesse, scritto nel 1920, sensuale e sensoriale come un cesto colmo di frutta estiva.

Per me che mi avvicino ai 45 e per chi avrà la pazienza di seguire queste parole confuse: solo due o tre riflessioni sparse, per fare un po’ di chiarezza nella mente di una donna frastornata e per niente saggia, persa tra pensieri, desideri d’infinito e sensi di colpa che si rincorrono e girano, girano, fino a giacere, ammucchiati e confusi, sul fondo più buio della sua anima.
Confesso che ho vissuto, disse un Tale. E anche se morissi ora, non avrei niente da rimpiangere, se non la vita stessa. Ma pur vivendo, non ho fatto molte cose, no: la mia giovinezza è trascorsa sui libri e la mia età adulta tra biberon e straordinari in ufficio. Ho viaggiato poco e frequentato per (trenta?) anni gli stessi amici che ho amato fortemente, come fratelli e come sorelle, ma che, quando la barca del mio matrimonio è affondata, sono scappati tutti come topi in un mare in tempesta. Eppure, nonostante il dolore dell’abbandono e la vergogna dell’isolamento, darei ancora il mio braccio destro per sentire il calore delle nostre serate insieme e per poter di nuovo ridere con loro, a crepapelle, come non mi è mai più capitato. Li ho persi per sempre, tutti.
No, non ho fatto molte cose, ora che ci penso meglio. L’università per me è stata durissima, evidentemente ero una specie di ritardata, affetta da timidezza cronica e paura di volare, e oltre a studiare come una pazza, non riuscivo a fare altro. E poi, comunque, non si poteva: la famiglia poteva investire sui i miei studi e su quelli dei miei fratelli, non sui nostri svaghi. E poi io, diciamolo onestamente, sono stata per anni una mammola spaventata, con un raggio d’azione molto corto, legata dalla necessità spasmodica dell’odore di casa mia…Non sarei andata da nessuna parte, anche se avessi potuto.
Sì, ho fatto poche cose, ma, sebbene io sia stata sacerdotessa del focolare domestico per tutta la vita, sono passata attraverso tutti i sentimenti possibili: l’odio, il turbamento, la misericordia, il terrore, il cinismo, la pietà, la tenerezza, la rabbia, l’amicizia, l’amore. Mai stata una donna pia né mai ho creduto di possedere la Verità; ho sempre temuto la ragione, più che il cuore e sono sempre stata dominata dalle emozioni. Sono stata carnefice ed ho inferto ad altri sofferenze che non meritavano, senza neanche avere le attenuanti generiche; sono stata vittima, del cinismo di alcuni e del mio orgoglio. So cos’è la benevolenza, la passione, la carità e il dono di sé; ma anche l’invidia, l’aggressività, l’umiliazione e il desiderio vendetta. Sono stata gaia e malinconica, leale ed infedele, gioiosa e tristissima; protagonista consapevole della mia vita, ma anche pubblico distratto e annoiato di una commedia troppe volte uguale. Ogni capitolo della mia storia ha avuto la sua colonna sonora e ho vissuto di musica, come linguaggio di comunicazione interiore, forse l’unica forma d’arte, insieme alla pittura, che sarebbe arrivata dritta la mio cuore anche senza mediazione culturale. Ed ancora è lei la più fedele degli amici che ho, ormai pochi, ma ben selezionati.
Non ho paura di invecchiare, in fondo l’autunno può essere pieno di straordinari colori e di profumi delicati. Non sono liftata e dimostro i miei anni, porto gli occhiali da miope e non frequento beauty farm. Se guardo indietro e vedo chi ero e come ero, direi che non cambierei mai la pelle di pesca dei miei vent’anni con le rughe dei miei prossimi quarantacinque.
E mentre il mondo festeggia una grande vittoria e gli indigenti, le minoranze, i senza casa, le famiglie dei militari, i disperati piegati dalla crisi economica americana sperano in Obama, noi, qui, facciamo i conti con questi dati:
"Nel 2007, in Italia, vivono 2 milioni e 653mila famiglie in condizioni di povertà relativa. Si tratta dell'11,1% del totale delle famiglie residenti che, presto, potrebbero crescere di un ulteriore 8% di nuclei "a rischio", con consumi, cioè, prossimi o superiori di appena il 10% alla soglia standard di povertà. Che per una famiglia di 2 persone equivale a 986,35 euro di spesa media mensile (in aumento dell'1,6% rispetto alla linea del 2006). Complessivamente, nel nostro Paese, esistono 7 milioni e 542mila italiani poveri, il 12,8% dell'intera popolazione. Situazione peggiore nel Sud, dove l'incidenza della povertà relativa è 4 volte superiore alla media nazionale e tra le famiglie più numerose, in particolare, con 3 o più figli, soprattutto, minorenni.
Lo stipendio non basta per sopravvivere in modo dignitoso e al venti del mese devi già contare i centesimi per comprare il latte. E mentre il centro di Roma e i centri commerciali scoppiano di beni di nessuna necessità e di beni di lusso (ho visto un paio di scarpe a 900 euro, da vomitare...), c'è chi, intorno a me, non può permettersi più di usare la macchina e se l'è venduta. E tante donne, amiche e conoscenti, corrono come trottole da una parte all'altra della città per guadagnare qualche decina di euro in più, con i calli alle mani e le gambe dolenti. E tutte noi facciamo la spesa col cuore in gola e concentratissime, attente anche ai centesimi oltre che alle scadenze. Qualunquismo? Populismo? No, vita vera. Quella di tutti i giorni, quella che ti fa confrontare con le ingiustizie e le disparità.
Luigina è separata e precaria della scuola: tra un po', come vivrà? Leggete QUI.
W l'Italia. W i grandi e piccoli evasori, gli stipendi e le liquidazioni dei manager, le spese dei parlamentari, le donne rivestite di brillanti (le manderei tutte tra i bambini della Sierra Leone), le ville con autista, giardiniere e maggiordomo, i licenziamenti e il nostro futuro senza speranza... Comincia ad essere profondo il divario tra ricchi e poveri, come se la classe media stesse scomparendo piano piano. E tra un po' andremo noi, in Ucraina o in Polonia, a fare le badanti o le donne di servizio a ore. Meno male che ho pazienza con gli anziani e che so stirare i panni...
Mia madre era simpatica.
Aveva il sole sul viso, la luce negli occhi e tanta voglia di vivere. Amava la gente, sosteneva conversazioni divertenti, aveva la battuta pronta ed era generosa. Mi ricordo con quanto ardore, mia sorella minore la guardava ridere o chiacchierare con le persone che incontrava o durante cene altrimenti noiosissime. Mia madre era brillante.
Non aveva studiato a lungo, ma conosceva bene il tedesco, il suo unico vero vanto: e assottigliava gli occhi, digrignando i denti, mentre pronunciava parole durissime e incomprensibili, suscitando l’ammirazione e il divertimento di noi bambini.
Ha lavorato sempre e ha cresciuto i suoi figli, con fatica, ma con grande allegria. Ottima organizzatrice di feste di tutti i tipi (compleanni, funerali, matrimoni, merende, lauree e anniversari), amava il ballo, Gino Paoli e Gianni Morandi. Ma cantava di tutto, mentre guidava quella sua Cinquecento bianca, gremita di buste della spesa e di bambini rumorosi .
Poi, già malata, ha cominciato a dipingere e ha tentato di salvarsi facendo qualcosa che l'appagasse e che la distraesse. Dipingeva donne assorte e fiori improbabili, tetti del suo paese e le brocche di sua madre, passando ore e ore a sognare di fronte ad una tela. E, nonostante i polpastrelli sporchi di colore e i vistosi abiti da lavoro, aveva sempre i capelli in ordine e le unghie curate. E poi, è stata sempre bella, fino alla fine.
Mi manca la sua generosità, la sua allegria e la sua positività, anche se non ho mai nascosto di essermi scontrata con lei, più e più volte, e non solo sui massimi sistemi. Ma sapeva ridere, anche di se stessa, e questo la rendeva unica e davvero adorabile.
Non averla più vicino è come avere le spalle nude d’inverno: lo stesso identico senso di gelo. E se fosse ancora qui, la mia vita sarebbe diversa. Banale, vero?
P.S. Mi scuso per il mio sfogo del post precedente, ma vi ringrazio, tutti, per il conforto e le parole di incoraggiamento e di affetto. Ogni tanto, mi rileggo i commenti come se fossero ossigeno per i miei polmoni. La situazione è stazionaria. Ma cerco di riprendere vigore e forza e di tenere la testa alta...

Sono un po' latitante in questo periodo e me ne scuso. Avrei tante cose di cui parlare e su cui confrontarmi, ma sono in un momento lavorativo assai delicato, in cui mi trovo a combattere una guerra contro l'arroganza, il maschilismo e la brutalità di chi gioca con la vita e con la professionalità delle persone. Ma mi costa tanto in termini di tempo e di energie e ogni mattina devo raccogliere le forze e trovare il coraggio, prima di entrare in ufficio, quasi dovessi entrare in un'arena.
Di mobbing avevo già parlato in precedenza, ma in relazione ad altri. Ora sono io ad essere sotto tiro ma, dopo l'ennesima mortificazione, ho reagito con durezza, coinvolgendo anche chi poteva e doveva tutelarmi. Non so che cosa succederà nei prossimi giorni, ma certamente non resterò immobile a prendere schiaffi ...
Vorrei seguirvi e commentarvi di più, perché adoro leggere molti dei blog che abitualmente frequento, ma ora non posso, sono deconcentrata e preoccupata, scusatemi. Spero di tornare a leggervi presto, per divertirmi ed emozionarmi ancora, con ciascuno di voi . Un bacio, Linda.
Non va, la macchina stenta a ripartire. Fa ancora caldo, ma l'estate poltrona e silenziosa è lontana anni luce. Qui bisogna mettere in moto la macchina, ma non va... Ripartire. E stavolta mi mancano le forze, proprio a me che sono una montagna di muscoli mentali e ottimismo. Sento che mi sfugge tutto dalle mani e che non riesco a controllare più niente. Mio figlio sta crescendo e da blob informe che era, sta diventando un ragazzo alto e determinato: ma sembra non ascoltare niente, sempre polemico e quasi distaccato, a volte pigro e perfino disobbediente, per quanto ancora adorabile; mentre mia figlia, la mia codina perché dove sono io c'è lei, è quella apparentemente forte ma, in realtà, la più bisognosa di attenzioni e di presenza fisica costante, per tutto, dall'igiene personale ai compiti, dal sonno serale ai giochi... Se la lascio per un momento la ritrovo in ipnosi davanti alla TV... Devo starci io. In più ha altri problemini fisici per i quali va costantemente monitorata e seguita. Le dedico quasi tutto il mio tempo, eppure sento che non riesco a fare abbastanza.
Il mio lavoro è forse ad un bivio, e devo decidere se chiedere un trasferimento in altra sede: cosa che mi allontanerebbe da casa e che allungherebbe i tempi lavorativi togliendo ore ai miei figli. Ci tengo a dire che a me piace stare con loro, perché li amo da morire, e mi piace seguirli, sentirli ragionare e vederli ridere, ma devo lavorare tanto e non riesco, secondo me, ad essere una madre adeguata. In più, mi sento sempre in colpa, perché troppo diversa dalle altre mamme, superbrave e superfighe. E ora viene l'inverno: prendi, porta, accompagna, carica, scarica, cucina, stira, timbra, controlla, paga ... aiuto, ho paura di non farcela. Arranco solo al pensiero.
Più tutto il resto: una crisi economica e sociale che investe le famiglie come la mia, monoreddito e monogenitoriale, lasciandola senza appoggi né alternative. Un Paese che ti abbandona, per tre mesi, a scuole finite, costringendoti a fare salti mortali e acrobazie per collocare decentemente i tuoi figli. "Dateli ai nonni" , ma chi diamine ce l'ha i nonni? Solitudine estrema, in una paese che ti chiede soldi senza dare servizi adeguati alle tue esigenze e che ti costringe a pagare tutto, anche col tuo sangue, perché sei in quella schifida fascia medio-bassa, alla soglia dell'indigenza, ma non indigente, che non ti consente di usufruire di niente né delle mensa scolastica né dei buono libri né dell'esenzione farmaci. Pagare tutto, pagare sempre.
Non parte la macchina, non parte. In più sono anche stanca di chi ho intorno... superficialità, leggerezza e qualunquismo spinto dopo un po' vengono a noia, e la mia natura di orso viene fuori con prepotenza: quando le api mi danno fastidio le caccio via a ringhiate. Ma poi, ti rendi conto che se cacci via tutti perché sei incazzata col mondo, insofferente e momentanemente intollerante, ti fai terra bruciata intorno e rimani sempre più isolata, costringendo all'isolamento anche i tuoi cari. E allora cerchi di recuperare rapporti e legami per avere almeno un po' di calore umano e dare ai tuoi figli uno spazio affettivo più ampio, anche se non condividi nulla o quasi nulla di quello che alcuni fanno o pensano. Ma tant'è, bisogna pur vivere e allora vada per i compromessi.
Fortunatamente conosco un'isola bellissima e rigogliosa, dove vado ad ossigenarmi quando non ho più aria e dove posso fare una salutare ricarica di calma e di autostima! Senza, sarei già fuori di testa...
Adoro questa donna. Non solo perché è un’attrice eclettica, straordinaria, luminosa ed intelligente; non solo perché ha recitato in ruoli che ho amato da impazzire, come Linda, Sophie, Karen, Clara, Francesca e Clarissa, ma anche perché, a un passo dai sessant’anni, è ancora una magnifica donna che porta con garbo ed eleganza le sue rughe e i suoi anni, mantenendo quel certo languore brillante negli occhi, anche quando interpreta il ruolo della perfida manager o della diavolessa. Sarà per questo che mi ha lasciato senza parole nel ruolo di Miranda, così raffinata con i suoi capelli bianchi, fianchi tondi e borse sotto gli occhi , languidi occhi di ghiaccio. E ieri, mentre ero al cinema con mia figlia a vedere Kung Fu Panda (vietato ridacchiare, pliz!), ho scoperto che sta per uscire Mamma mia!, un suo nuovo film, un musical leggero e divertente, di disimpegno puro, ma colorato e gustoso come un’insalata greca! e con colonna sonora degli Abba. E lei è così carina, scanzonata e sognante, leggiadra ed eterea, proprio come una fanciulla! 
Voglio credere che non abbia paura di invecchiare. O che almeno non senta la necessità di indossare il corpo di una ventenne e di rendersi ridicola con bocche improbabili e maschere di cera. E’ bella ed intelligente, affascinante e ipnotica, anche con i capelli bianchi e le borse sotto gli occhi. E’ bella sempre, soprattutto quando interpreta donne della sua età, perché dà l’impressione di essere serena, fiera di quello che è, consapevole degli anni trascorsi, appagata e senza rimpianti! Vorrei invecchiare così, anche io.
p.s. Impressioni di settembre: pensare all'autunno come metafora, mi viene naturale...
... e che dire dell’amore, di quel sentimento profondissimo che ti riempie il cuore e il cervello e che ti stravolge la vita … non so, dico che può anche essere duraturo, se è appagante e sincero. Davvero una strana parola … usata sempre, usata troppo, spesso a sproposito, anche quando racchiude e nasconde dipendenza, sottomissione e rassegnazione. In realtà non so darne una definizione soddisfacente, anche se l’amore lo conosco bene: penso che dovrebbe dare felicità, semplicemente, anche in una giungla di affanni esistenziali e di imprevisti; e, in un amore a due, dovrebbe consistere in uno scambio alla pari, in un dono reciproco, senza egocentrismi e protagonismi. L’altro non si idealizza né si sublima; se ne riconoscono e se ne accettano i limiti, prima e se ne amano i pregi, poi. E, soprattutto, l’altro non è il risolutore dei nostri problemi, il vomitatoio delle nostre frustrazioni, il capro espiatorio dei nostri fallimenti né, al contrario, il depositario della verità rivelata. Nell’amore si cammina insieme, in un alternarsi vicendevole di forza e fragilità.
Tutte cavolate? "L’amore non esiste, le donne si riempiono sempre la bocca d’amore, gli uomini sono tutti uguali pensano sempre a un cosa, solo le donne amano, l’amore l’hanno inventato i poeti, meglio il sesso che l’amore, l'amore uccide il sesso, l’amore non dura mai… piove governo ladro... " e via di seguito, con queste perle di saggezza …
Io, invece, nell'amore ci credo, eccome.
Non posterò versi di Neruda né un quadro di Chagall, ho già detto che non amo la poesia. Sono una vera dura, io
( ho riso mentre la mia amica Francesca piangeva, leggendo Petrarca, e non me lo ha mai perdonato... ma lei sì, che era sensibile...) e allora solo un'immagine, che non parla d'amore ma che rasserena il cuore e riempie gli occhi, come l'amore.
