Pagine di riflessioni dal basso.
martedì, 27 ottobre 2009

bosco betulle
Ma un po’ di luce c’è, alfine. E mi sembra anche di sentire un odore di erba e di foglie e di castagne al fuoco; e penso ad un buon bicchiere di vino, da bere ridendo.

Sarà che l’autunno mi consola, con i suoi colori caldi.

Sarà che mi consola l’alito caldo della mia bambina, addormentata accanto a me.

Sarà che ho voglia di scrollarmi di dosso questi pezzi di vetro dolenti..

Sarà che vorrei vivere. E vivere senza pensare.

Sarà che non temo il giudizio di nessuno.

Sarà che credo nella rinascita del mio Paese.

Sarà che oggi il sole illumina le foglie rosse dell’acero e i tronchi chiari delle betulle.
Sarà che sono stupida.

Ma vorrei uscire nel parco, sedermi su una vecchia panchina,

e salutare la gente che passa.

.

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 27, 2009 14:38 | link | commenti (44) | categoria: emozione, figli, bellenotizie, miavita
mercoledì, 21 ottobre 2009
Musica


Diciamo che è un periodo senza musica, uno di quelli in cui non hai tempo per le emozioni. Devi solo trainarti, a testa bassa, fino all’uscita della nebbia, in silenzio e senza distrazioni. Ricostruirti un’identità e un ruolo, tra gente sconosciuta, anche se amichevole, richiede massimo impegno cerebrale e silenzio. Non ho tempo né ho voglia di emozioni, e sono ad occhi spalancati e mani fredde, mentre tutto mi capita intorno. Sorrido, ma non con il cuore. E non dormo; penso, avvolta dal silenzio buono della notte.PoetryRoses-Volegov

 

Ma la musica, la musica mi manca, anche se la scelta del silenzio è tutta mia.
Ogni momento della mia vita ha avuto la sua colonna sonora. Non posso non sentire Cat Stevens senza pensare e rimpiangere Silvia e i tempi del liceo; non posso sentire Peter Gabriel e non pensare al mio passato matrimonio e ai miei anni verdi ed inconsapevoli. E non posso  sentire i Beatles, John ed Elton senza pensare a quello che mi è capitato tra il 2002 e il 2004, che ha scardinato tutte le mie certezze e capovolto completamente la mia vita e il mio cuore.
Eppure, in questo momento di cambiamenti forti, rimango in uno stato di rigidità emotiva, insensibile ai suoni e silenziosa.
Ma non può durare per sempre. Prima o poi, ricomincerò ad emozionarmi, lo so.
Perché mi conosco.

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 21, 2009 19:43 | link | commenti (26) | categoria: musica, emozione, peter gabriel, miavita, invecchio, riflessioni dal basso
giovedì, 08 ottobre 2009
E' fatta
ArthurHughesOpheliaE' una mezza vittoria, ma pur sempre una vittoria.
Me ne sono andata.
Non avrò più paura di uscire dalla mia stanza, di incontrarti nei corridoi, nelle stanze dei colleghi e in ascensore. Non avrò più attacchi d'ansia davanti alle tue mail, minacciose ed intimidatorie. Non dovrò più sopportare il tuo sguardo pesante e appiccicoso, come le mosche in piena estate. Per quel che mi riguarda, tu sei morto.
Mi hai costretto ad andar via dal mio ambiente lavorativo, l'unico che fosse in linea con la mia formazione ed i miei titoli; mi hai costretto a cercar riparo, per sopravvivere, in un ufficio tecnico di ben altra impostazione e di tutt'altre caratteristiche. Ma non me ne frega niente, sai? Pur di cancellarti per sempre dai miei incubi peggiori, sono disposta a ricominciare tutto da capo, altrove.
Ho sempre avuto fiducia nel genere umano, convinta che in fondo ad ogni uomo ci fosse del buono e che il Bene fosse ovunque, anche in chi non lo aveva mai praticato. Ma mi sono sbagliata. Con te ho conosciuto il Male in persona e non scorderò mai più la sua voce melliflua e i suoi passi pesanti. E la sconcezza dei suoi pensieri.
Ora  è finita, finalmente. Una nuova vita mi aspetta e tu, povero diavolo, non ci sarai.

Grazie alle mie colleghe (e amiche): Tiziana, Nata e Cri, perchè avete fatto vostra la mia lotta; grazie Cla, senza di te, senza la tua esperienza e la tua dolcezza, non ce l'avrei mai fatta.
Grazie a voi tutti, per la vostra tenerezza di questi mesi.
Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 08, 2009 05:45 | link | commenti (37) | categoria: mobbing, emozione, bellenotizie, miavita
lunedì, 13 luglio 2009

Vi lascio  due scene di "Across the Universe", splendido  film sulla pace, l'amicizia, l'amore e la musica, per beatlesiani e non.

Nella prima, Prudence, chiusa dentro uno stanzino, è chiamata alla vita dai suoi amici: Sadie, JoJo, Max, Jude e Lucy .

Nella seconda, anche ultima scena del film, Jude e Lucy finalmente si ritrovano, dopo una lunga e sofferta separazione.

Se vi va di cantare e di emozionarvi, guardatelo, possibilmente in compagnia di chi amate. Sempre che non l'abbiate già visto (e poi non è detto che vi faccia lo stesso effetto che ha fatto a me...).

Stacco la spina per un po'.

Peace & Love!

Linda

 

Scritto da: Lindadicielo alle ore luglio 13, 2009 09:47 | link | commenti (21) | categoria: musica, cinema, emozione
mercoledì, 13 maggio 2009
Signora Maestra

Maestra: sì, la bambina è deliziosa, solare, allegra, però...

Mamma: Cosa, Maestra, c'è qualche problema? 

Maestra: Ma no, tutto bene… è che ogni tanto la bambina si assenta ….

Mamma: Come si assenta, in che senso, Maestra?

Maestra: Ma sì, guarda fuori dalla finestra, si distrae, si perde…come fosse altrove…

Mamma: Ma, probabilmente, ha bisogno di un momento di pausa! Magari, essendo molto vivace, cerca un momento per raccogliere le forze…O forse vuole solo attirare l’attenzione.

Maestra: No, no, signora, la bambina è preoccupata. Si vede che ha dei pensieri…

Mamma: Ma è una bambina abbastanza serena, sempre allegra; sì, a volte è capricciosa, forse anche un po’ viziata, ma preoccupata, addirittura…

Maestra: Si vede che pensa ai suoi problema. La vostra famiglia è anomala, genitori separati, vita diversa dagli altri bambini… Una famiglia atipica, una non-famiglia. La bambina soffre.

Mamma: Sì, sicuramente ne soffre, non lo nego, ma i suoi genitori sono molto presenti, entrambi…e non le fanno mancare né affetto né sostegno! Una famiglia anomala, ma pur sempre  una famiglia!

Maestra: NO, signora, la faccia vedere dalla psicologa della scuola. Io sono molto preoccupata per la piccola. E questo è tutto.

 

helenLa mamma manda giù, sorride ed esce dall’aula. La testa le gira e le cadono addosso tonnellate di sensi di colpa e di inadeguatezza e di insicurezza. Sì, sì,  paranoia.

Ma bisogna pur reagire. A casa telefona alla psicologa indicata. Prende un appuntamento per un colloquio.

E dopo questo, un altro e poi un altro.

Dopo ben quattro colloqui, la psicologa conclude che si tratta di una bambina vivace, giocosa, intelligente e molto serena. E di una maestra chioccia che ha visto un problema dove un problema non c’era.  

 

Signora Maestra, ho avuto paura, lo ammetto. Ho temuto che la bimba stesse male o che fosse vittima del pregiudizio di un’insegnante bacchettona. Invece lei è solo una maestra all’antica, quasi da libro Cuore, poco avvezza a questi nuovi modelli di famiglia e di coppie genitoriali, e lo capisco, perché è difficile anche per me che ci sono dentro fino al collo. Ma lei è una buona e brava maestra, attenta ed innamorata dei suoi bambini. E io la stimo molto, per quel che serve.

Scritto da: Lindadicielo alle ore maggio 13, 2009 12:52 | link | commenti (32) | categoria: emozione, figli, miavita
venerdì, 20 marzo 2009
Il Maestro e Margherita
Quando Margherita incontrò Hermann Hesse aveva circa ventitré anni; era già divorziata e, per vivere, dipingeva eteree contadine, perse e sognanti tra fiordalisi  e papaveri.
Le nostre vite si sono incrociate per poco, ma quel tanto che basta ad una bambina di sette anni di fissare, nella mente e nel cuore, il sorriso e le mani di una donna straordinaria, emancipata e libera.
Margherita era tornata dal Canton Ticino per curarsi e per morire nella casa, con vista sul verde, in cui sarebbe morta anche la sua diletta nipote- mia madre- 24 anni dopo. So che prima di chiudere gli occhi per sempre, Margherita posò un’ultima volta lo sguardo sui meravigliosi colli della nostra valle, vista su Roviano2quella stessa che aveva lasciato all’età di sedici anni per seguire uno scultore svizzero, come "una bimba segue un aquilone"… ebbra, ridente, leggera…
So che dopo anni di infelicità, di solitudine e di isolamento, poté divorziare dal suo re-tiranno e cominciò a dipingere. Ebbe successo da subito, forse perché, oltre ad essere brava, era anche una donna affascinante e misteriosa. Non era particolarmente bella, almeno non come le sue sorelle, quasi tutte modelle che poi sposeranno i pittori e gli scultori che le ritrassero, ma aveva carattere e temperamento, e sapeva cavarsela. anticoli2E fu poco prima degli anni venti che, nella campagna intorno a Lugano, Margherita incontrò il Maestro. Non so come andò, nessuno lo sa (e non c’è più nessuno a cui poter chiedere), ma del loro incontro rimane un capitolo de “L’ultima estate di Klingsor”, uno dei romanzi brevi di Hermann Hesse, scritto nel 1920, sensuale e sensoriale come un cesto colmo di frutta estiva.
 Margherita è ritratta dolcemente e chiamata col nome di Ersilia: Ersilia, la pittrice sognante, dalla voce buona e profonda; Ersilia che canta le canzoni della Sabina; Ersilia col suo ombrellino da sole verde Veronese, Ersilia vestita di seta viola; Ersilia dai neri capelli, Ersilia profonda e cordiale, Ersilia, l’amica di un giorno felice e spensierato. Ersilia, Margherita. Zia Margherita. anticoli3
Ed è con una certa commozione che ho appreso la notizia che il 5 aprile, nel Museo di Hermann Hesse a Montagnola (Ticino), aprirà una mostra dedicata a lei e alle altre due pittrici che furono muse e ispirazione nella produzione del grande scrittore.
 
Ora i miei pensieri vagano in libertà, tra eccitazione e rimpianto: ho giocato tutta la mia infanzia con l’ombrellino verde Veronese, descritto nel romanzo, fino a distruggerlo e se ora lo avessi con me, avrei almeno qualcosa di lei, da accarezzare e da custodire. Mi rimane solo una sua piccola scultura, una foto, qualche stampa e un grande quadro, nella casa di famiglia. Null’altro.

 

Scritto da: Lindadicielo alle ore marzo 20, 2009 14:49 | link | commenti (26) | categoria: letteratura, emozione, donna, ricordo, miavita, miamadre
domenica, 16 novembre 2008
novembre

"Cala Novembre e le inquietanti nebbie, gravi, coprono gli orti,
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti...
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada..." F.Guccini

waterhouse

Novembre è un mese dolce e di riflessione. Si dorme, si legge, si studia e si vive nell'attesa che si riaccendano le luci del Natale e che le nostre case tornino a profumare di torrone e di mandarini. Novembre è il mese della pioggia e dell'austerità, del cielo plumbeo e delle domeniche in casa, ma anche delle castagne, dell'uva e del novello. Novembre ha il cuore caldo.

Mia madre, occhi come le foglie d'autunno, era novembrina; lo è la nipotina che porta il suo nome e mia figlia dagli occhidicielo; (non lo è mia sorella, profumata rosa di maggio e non lo è sua figlia, bionda e morbida spiga d'agosto); ma ancora novembrina è la mia unica vera amica, inseparabile compagna di buona e di cattiva sorte e novembrina sono io, orgogliosa di tutte loro. Il freddo novembre è un mese di festeggiamenti e di candeline, di fiori e di ringraziamenti e di ricordo struggente per chi non c'è più. Novembre è il mio mese e di tante donne della mia vita, come potrei non amare i suoi umidi giorni piovosi?

Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 16, 2008 19:00 | link | commenti (29) | categoria: emozione, ricordo, miavita, riflessioni dal basso, miamadre
giovedì, 09 ottobre 2008
Mia madre

Mia madre era simpatica.

Aveva il sole sul viso, la luce negli occhi e tanta voglia di vivere. Amava la gente, sosteneva  conversazioni divertenti, aveva la battuta pronta ed era generosa. Mi ricordo con quanto ardore, mia sorella minore la guardava ridere o chiacchierare con le persone che incontrava o durante cene altrimenti noiosissime. Mia madre era brillante.

waterhouse roseNon aveva studiato a lungo, ma conosceva bene il tedesco, il suo unico vero vanto: e assottigliava gli occhi, digrignando i denti, mentre pronunciava parole durissime e incomprensibili, suscitando l’ammirazione e il divertimento di noi bambini.

Ha lavorato sempre e ha cresciuto i suoi figli, con fatica, ma con grande allegria. Ottima organizzatrice di feste di tutti i tipi (compleanni, funerali, matrimoni, merende, lauree e anniversari), amava il ballo, Gino Paoli e Gianni Morandi. Ma cantava di tutto, mentre guidava quella sua Cinquecento bianca, gremita di buste della spesa e di bambini rumorosi .

Poi, già malata, ha cominciato a dipingere e ha tentato di salvarsi facendo qualcosa che l'appagasse e che la distraesse. Dipingeva donne assorte e fiori improbabili, tetti del suo paese e le brocche di sua madre, passando ore e ore a sognare di fronte ad una tela. E, nonostante i polpastrelli sporchi di colore e i vistosi abiti da lavoro, aveva sempre i capelli in ordine e le unghie curate. E poi, è stata sempre bella, fino alla fine.

Mi manca la sua generosità, la sua allegria e la sua positività, anche se non ho mai nascosto di essermi scontrata con lei, più e più volte, e  non solo sui massimi sistemi. Ma sapeva ridere, anche di se stessa,  e questo la rendeva unica e davvero adorabile.

 

Non averla più vicino è come avere le spalle nude d’inverno: lo stesso identico senso di gelo. E se fosse ancora qui, la mia vita sarebbe diversa. Banale, vero?

  

P.S. Mi scuso per il mio sfogo del post precedente, ma vi ringrazio, tutti, per il conforto e le parole di incoraggiamento e di affetto. Ogni tanto, mi rileggo i commenti come se fossero ossigeno per i miei polmoni. La situazione è stazionaria. Ma cerco di riprendere vigore e forza e di tenere la testa alta...

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 09, 2008 13:41 | link | commenti (24) | categoria: amore, emozione, donna, ricordo, miavita, miamadre
giovedì, 21 agosto 2008
Luogo della memoria

Ci sono luoghi che trascendono la loro fisicità e che, in forma liquida, albergano dentro le tue arterie e sotto la tua pelle, misti al tuo sangue e al tuo odore. Sono i luoghi della memoria, della tua memoria. 

Ma quando provi a definirne i contorni e a fissarne i colori, non sai cosa davvero sia reale e dove cominci l’inganno del tempo trascorso, perché la memoria è fallace e subdola e per un attimo credi  che nessun luogo sia davvero esistito e che tu lo abbia solo sognato. Ma i luoghi della memoria sono stati reali, misurati dalla nostra fisicità, e non importa se non riesci a ricordarli bene nei dettagli e colori, perché te li porti dentro e ti basta uno spunto che ne stimoli il ricordo, un odore o un suono, per ritornarci davvero. Tu chiamale se vuoi… emozioni.

campanilediP.E, in questa estate afosa e solitaria di riflessioni e di incertezza, ho provato a ridefinire i contorni di un vecchio campanile su un ruscello rabbioso, in mezzo al verde scuro e in ombra di un certo villaggio di montagna, senza riuscirvi ; ma poi, mi è bastato sentire l’odore dell’erba tagliata, misto a quella fragranza di timo selvatico, che il campanile sul ruscello rabbioso si è materializzato intorno a me, insieme agli alberi ombrosi e alle case basse in ciottoli di fiume e pietre, di un certo villaggio di montagna. E, immersa in questo luogo della memoria, ho sentito di nuovo le risa, gli strilli, gli scherzi, le chitarre, i canti all'aperto, le campane della valle; e di nuovo quell’odore di timo selvatico e di sugo, di fumo di camino e di incenso. E tanti ragazzi felici intorno a me che non sapevano ancora chi sarebbero diventati. Solo noi e le montagne, un presente spensierato e una vita da vivere.

 

Poi, squilla il telefono: “Mamma, ma questo posto è bellissimo, le senti le campane? Lo senti il ruscello? E' in piena!" Adorabile figlio, lui non sa che io sono già lì e che vedo la sua meraviglia.

Scritto da: Lindadicielo alle ore agosto 21, 2008 09:55 | link | commenti (16) | categoria: emozione, figli, ricordo, miavita, riflessioni dal basso
lunedì, 16 giugno 2008

Li ho rivisti l’altra sera, in un ristorante cinese gremito e fumoso. Insieme.

Quando sono entrati, ho nascosto il viso tra i capelli, un gesto istintivo per non essere riconosciuta.

Si sono seduti lontano da me.

Ma io, durante tutta la cena, ho parlato di loro, di quanto fosse intelligente Adele e di quanto fosse tenero Francesco e di cosa avesse significato per me lavorare in quella biblioteca e avere incontrato ragazzi così. Se ci penso… non riesco neanche a scrivere, mi si appannano gli occhi e mi brucia la gola per la commozione…era il mio lavoro e io l’amavo, più che ogni altra cosa.

Keith-Haring-Wedding-Una biblioteca di un grande liceo di periferia, tredici anni fa… ragazzi e ragazze ad ogni ora, con richieste di tutti i tipi, pieni di entusiasmo e di allegria, qualcuno timido, qualcuno più sfacciato. Io catalogavo e classificavo, Elena era al prestito, la radio era accesa bassa bassa, tra pile di libri, periodici e quotidiani e il vociare quasi continuo e il viavai al cambio dell'ora;  il sole attraverso i vetri e l’odore dell’erba tagliata … E poi, sette anni fa, loro, un fiume in piena, Adele, Marianna, Francesco, Eleonora, Riccardo, Guido, diomio, ragazzi miei, come potrei dimenticarmi di voi? Ho in testa ancora le vostre voci, le vostre risate cristalline e anche i vostri gusti letterari ... Così curiosi, attenti, intelligenti, logorroici, ma anche così dolci e mai supponenti; e tutti con quella luce sul viso, la luce che ti viene dalla certezza di un futuro bello e fulgido. Sono stati anni magici, si parlava di Garcia Marquez e di Visconti, di Keith Haring  e dei Metallica, di Jane Austen e di Stephen Hawking. E di Battiato, sempre di Battiato. E si rideva. Sì, davvero anni magici.

Ma vinsi un concorso altrove e dopo una grande festa d’addio, rose rosse e regalini, baci, lacrime e  l’ultima maturità, dovetti andarmene. Poi più nulla, buio totale.

Fino all’altra sera.

Adele aveva una gonna stretta e i tacchi alti, ma il visetto… sempre quello acqua e sapone del liceo. Francesco, solo un po’ più massiccio, ma ancora con quell’espressione attonita e un po’ candida dei miopi…

Alla fine, non ho resistito. Mi sono alzata e sono andata al loro tavolo. “Sono Linda…” ho detto piano. Sono stata sommersa da un abbraccio caldo, lungo e silenzioso…anzi da un doppio tenero abbraccio.

I “miei” ragazzi sono adulti, da poco divenuti ingegneri, ancora disoccupati, ma con quella limpida luce sul viso ed un amore intenso che li lega. Il tempo di sapere notizie, di guardarli, di dire qualcosa; poi mi sono congedata quasi correndo ...  sono una tipa troppo emotiva, io!

E mentre scrivo e ripenso, so che c'è un po’ di me in loro e...  moltissimo di loro in me.

Scritto da: Lindadicielo alle ore giugno 16, 2008 23:11 | link | commenti (17) | categoria: emozione, ricordo, miavita, invecchio
io
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Adoro parlare di nulla, è l'unica cosa di cui so qualcosa. (O.W.)

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