Diciamo che è un periodo senza musica, uno di quelli in cui non hai tempo per le emozioni. Devi solo trainarti, a testa bassa, fino all’uscita della nebbia, in silenzio e senza distrazioni. Ricostruirti un’identità e un ruolo, tra gente sconosciuta, anche se amichevole, richiede massimo impegno cerebrale e silenzio. Non ho tempo né ho voglia di emozioni, e sono ad occhi spalancati e mani fredde, mentre tutto mi capita intorno. Sorrido, ma non con il cuore. E non dormo; penso, avvolta dal silenzio buono della notte.
Ma la musica, la musica mi manca, anche se la scelta del silenzio è tutta mia.
Ogni momento della mia vita ha avuto la sua colonna sonora. Non posso non sentire Cat Stevens senza pensare e rimpiangere Silvia e i tempi del liceo; non posso sentire Peter Gabriel e non pensare al mio passato matrimonio e ai miei anni verdi ed inconsapevoli. E non posso sentire i Beatles, John ed Elton senza pensare a quello che mi è capitato tra il 2002 e il 2004, che ha scardinato tutte le mie certezze e capovolto completamente la mia vita e il mio cuore. Eppure, in questo momento di cambiamenti forti, rimango in uno stato di rigidità emotiva, insensibile ai suoni e silenziosa.
Ma non può durare per sempre. Prima o poi, ricomincerò ad emozionarmi, lo so.
Perché mi conosco.
In attesa che la mia vita cambi, cancello link e avatar di sconosciuti. Ma che c'entra? Niente. Assolutamente niente. Mi giro e mi rigiro, e misuro i passi come un animale in gabbia; alla fine mi ritrovo davanti a questo pc, per scaricare l'ansia come fosse una sigaretta. E leggo, leggo molto di quel che la blogosfera produce. Scrivo molto meno, non mi va, non so che dire, o meglio, il momento buio della mia vita consentirebbe solo latrati e lamentationes. Allora commento gli scritti degli altri, ma, anche lì, non va sempre bene. Alcune persone sono superbe e maleducate (l'ho detto) e ti fanno passare la voglia di parlarci, altre non rispondono proprio (legittimo, comunque), e dopo un po' decidi di non andarci più. Ma poi capiti su blog adorabili di persone adorabili, quelle che hanno sempre spazio per tutti e che, anche tra mille commenti, sono gentili e accoglienti, pur nella diversità di opinioni. Quei blog che sono anche un po' casa tua e per i quali vale la pena accendere il pc; che sono meglio di una sigaretta o di un bicchiere di vino rosso e che allentano il rigor mortis che ti attanaglia. Tanti nomi e nick che valgono un patrimonio in termini di affetto e di umanità.
Mi sembra d'essere in un acquario. Vedo gente che parla, che urla e che gesticola, ma io non capisco quello che dice. Il mondo oltre il vetro è un teatro muto di maschere oscenamente truccate che si insultano e che si imbrattano a vicenda, usando i colori della mia patria. Loro urlano, io sono adagiata su un fondale silenzioso e respiro. Poi mi giro e nuoto via, non voglio vederle, mi ripugnano. Rimango ad ad occhi aperti e penso, ma penso dentro e mi faccio del male, rimanendo, poi, senza forze. Non ho paura di morire né di soffrire di più, ma temo per i pesciolini che vivono sotto le mie pinne: loro credono che la strada che percorriamo insieme sia quella giusta, loro si fidano. Ma io comincio a non vedere più e non so per quanto ancora riuscirò a nuotare, senza schiantarmi contro il vetro. E c'è sempre quel piranha nascosto che vorrebbe divorarmi. Prima o poi, smetterò di nascondermi e mi farò mangiare. Chi dice che la resa sia una sconfitta?
Per ora nuoto nel vetro e penso al mare lontano. E, soprattutto, resisto.

Mi destabilizzi, mi disorienti, e non credere che sia facile a questo punto della mia vita.
Ho sempre pensato che le donne costrette a frequentarsi per parentela reale o acquisita, spesso, instaurino l'una con l'altra un rapporto difficile e astioso, trasformando un legame di sangue in una funesta inimicizia (spesso, ma non sempre, per fortuna.). Le donne, quando non si scelgono, possono arrivare anche ad odiarsi. Ma questo brutto pensiero non l’ho mai espresso ad alta voce, per paura che qualcuno potesse darmi ragione o, peggio, che TU potessi darmi ragione. E sai che io detesto aver ragione. Detesto Cassandra e la sua sfiga ostinata.
Ma ora, di quelle che eravamo, siamo rimaste solo noi, noi e la nuova generazione. Non c’è nessuna anziana a confortarci con parole esperte e cuore forte, siamo sole. E' passato il tempo e molta della nostra gioventù, non potremmo invecchiare in pace? Sai, potremmo passare la nostra vita in modo pacifico e sereno e condividere quel che resta del giorno, invece hai alzato un muro d’ortiche che non riesco neanche a sfiorare. E mi ferisco, ogni volta che provo a farlo.
Tu non hai bisogno di me e mi tieni a distanza, mentre io avevo immaginato la nostra età adulta in modo diverso, lo ammetto; mi sarebbe piaciuto confrontarmi con te, pur nella nostra diversità, con leggerezza e in affettuosa allegria; mi sarebbe piaciuto essere tua amica. Ma le donne, per amarsi, debbono scegliersi e tu non mi hai scelto, mi hai trovato sul tuo cammino.
E faccio continuamente esami di coscienza e continuamente cerco di capire le tue ragioni e di giustificare i tuoi glaciali silenzi o le tue aspre parole. Ma non capisco, davvero non capisco.
E per non perderti definitivamente, taccio. Così, spero che ti passi, come quando eri bambina.
Sono pallosa, lo so. Se parlo, parlo solo di figli e di gatti, una noia... Sembra quasi che io non abbia niente altro, ma è vero, anzi no, ho anche i miei pensieri. Perché io penso, ma penso in silenzio ed è gravissimo, in questo pianeta rumoroso.
Da un po' non parlo di libri, di film, di gite e viaggi (ma quali, poi...), né di incontri fatali; e neanche di politica. Tendenza all'intimismo? Depressione? Ignoranza? Nausea? Forse per ciascuno di questi motivi, ma, anzitutto, per disinteresse mortale.
Le veline in politica, i film holliwoodiani, l’ultimo libro di Tizio e l’ultimo CD dei Caio mi trapassano completamente; le feste, le conferenze-stampa, le cene, il teatro, l’evento museale… che palle. Non me ne frega un tubo, ecco.
Preferisco dormire o sentire chiacchiere infantili. Ma qualcuno mi dice che sono un’orsa e che spreco il mio tempo. Che dovrei, che potrei. Non sono d’accordo, ma servirebbero quintali di parole per convincere quelli che, invece, hanno capito tutto e che sanno vivere. E non mi va. Sono un'orsa pallosa, e allora?
Non mi va di seguire il flusso, mi sento fuori tempo e fuori luogo, quasi che nulla sia più alla mia portata, né la musica, né l'arte, né la politica. Né la gente, soprattutto la gente.
Questo periodo va così, solo figli e gatti.
Invecchio. Anzi, come mi disse un tempo l'amico Joe, mi si accorcia la miccia.

Per me che mi avvicino ai 45 e per chi avrà la pazienza di seguire queste parole confuse: solo due o tre riflessioni sparse, per fare un po’ di chiarezza nella mente di una donna frastornata e per niente saggia, persa tra pensieri, desideri d’infinito e sensi di colpa che si rincorrono e girano, girano, fino a giacere, ammucchiati e confusi, sul fondo più buio della sua anima.
Confesso che ho vissuto, disse un Tale. E anche se morissi ora, non avrei niente da rimpiangere, se non la vita stessa. Ma pur vivendo, non ho fatto molte cose, no: la mia giovinezza è trascorsa sui libri e la mia età adulta tra biberon e straordinari in ufficio. Ho viaggiato poco e frequentato per (trenta?) anni gli stessi amici che ho amato fortemente, come fratelli e come sorelle, ma che, quando la barca del mio matrimonio è affondata, sono scappati tutti come topi in un mare in tempesta. Eppure, nonostante il dolore dell’abbandono e la vergogna dell’isolamento, darei ancora il mio braccio destro per sentire il calore delle nostre serate insieme e per poter di nuovo ridere con loro, a crepapelle, come non mi è mai più capitato. Li ho persi per sempre, tutti.
No, non ho fatto molte cose, ora che ci penso meglio. L’università per me è stata durissima, evidentemente ero una specie di ritardata, affetta da timidezza cronica e paura di volare, e oltre a studiare come una pazza, non riuscivo a fare altro. E poi, comunque, non si poteva: la famiglia poteva investire sui i miei studi e su quelli dei miei fratelli, non sui nostri svaghi. E poi io, diciamolo onestamente, sono stata per anni una mammola spaventata, con un raggio d’azione molto corto, legata dalla necessità spasmodica dell’odore di casa mia…Non sarei andata da nessuna parte, anche se avessi potuto.
Sì, ho fatto poche cose, ma, sebbene io sia stata sacerdotessa del focolare domestico per tutta la vita, sono passata attraverso tutti i sentimenti possibili: l’odio, il turbamento, la misericordia, il terrore, il cinismo, la pietà, la tenerezza, la rabbia, l’amicizia, l’amore. Mai stata una donna pia né mai ho creduto di possedere la Verità; ho sempre temuto la ragione, più che il cuore e sono sempre stata dominata dalle emozioni. Sono stata carnefice ed ho inferto ad altri sofferenze che non meritavano, senza neanche avere le attenuanti generiche; sono stata vittima, del cinismo di alcuni e del mio orgoglio. So cos’è la benevolenza, la passione, la carità e il dono di sé; ma anche l’invidia, l’aggressività, l’umiliazione e il desiderio vendetta. Sono stata gaia e malinconica, leale ed infedele, gioiosa e tristissima; protagonista consapevole della mia vita, ma anche pubblico distratto e annoiato di una commedia troppe volte uguale. Ogni capitolo della mia storia ha avuto la sua colonna sonora e ho vissuto di musica, come linguaggio di comunicazione interiore, forse l’unica forma d’arte, insieme alla pittura, che sarebbe arrivata dritta la mio cuore anche senza mediazione culturale. Ed ancora è lei la più fedele degli amici che ho, ormai pochi, ma ben selezionati.
Non ho paura di invecchiare, in fondo l’autunno può essere pieno di straordinari colori e di profumi delicati. Non sono liftata e dimostro i miei anni, porto gli occhiali da miope e non frequento beauty farm. Se guardo indietro e vedo chi ero e come ero, direi che non cambierei mai la pelle di pesca dei miei vent’anni con le rughe dei miei prossimi quarantacinque.
Non va, la macchina stenta a ripartire. Fa ancora caldo, ma l'estate poltrona e silenziosa è lontana anni luce. Qui bisogna mettere in moto la macchina, ma non va... Ripartire. E stavolta mi mancano le forze, proprio a me che sono una montagna di muscoli mentali e ottimismo. Sento che mi sfugge tutto dalle mani e che non riesco a controllare più niente. Mio figlio sta crescendo e da blob informe che era, sta diventando un ragazzo alto e determinato: ma sembra non ascoltare niente, sempre polemico e quasi distaccato, a volte pigro e perfino disobbediente, per quanto ancora adorabile; mentre mia figlia, la mia codina perché dove sono io c'è lei, è quella apparentemente forte ma, in realtà, la più bisognosa di attenzioni e di presenza fisica costante, per tutto, dall'igiene personale ai compiti, dal sonno serale ai giochi... Se la lascio per un momento la ritrovo in ipnosi davanti alla TV... Devo starci io. In più ha altri problemini fisici per i quali va costantemente monitorata e seguita. Le dedico quasi tutto il mio tempo, eppure sento che non riesco a fare abbastanza.
Il mio lavoro è forse ad un bivio, e devo decidere se chiedere un trasferimento in altra sede: cosa che mi allontanerebbe da casa e che allungherebbe i tempi lavorativi togliendo ore ai miei figli. Ci tengo a dire che a me piace stare con loro, perché li amo da morire, e mi piace seguirli, sentirli ragionare e vederli ridere, ma devo lavorare tanto e non riesco, secondo me, ad essere una madre adeguata. In più, mi sento sempre in colpa, perché troppo diversa dalle altre mamme, superbrave e superfighe. E ora viene l'inverno: prendi, porta, accompagna, carica, scarica, cucina, stira, timbra, controlla, paga ... aiuto, ho paura di non farcela. Arranco solo al pensiero.
Più tutto il resto: una crisi economica e sociale che investe le famiglie come la mia, monoreddito e monogenitoriale, lasciandola senza appoggi né alternative. Un Paese che ti abbandona, per tre mesi, a scuole finite, costringendoti a fare salti mortali e acrobazie per collocare decentemente i tuoi figli. "Dateli ai nonni" , ma chi diamine ce l'ha i nonni? Solitudine estrema, in una paese che ti chiede soldi senza dare servizi adeguati alle tue esigenze e che ti costringe a pagare tutto, anche col tuo sangue, perché sei in quella schifida fascia medio-bassa, alla soglia dell'indigenza, ma non indigente, che non ti consente di usufruire di niente né delle mensa scolastica né dei buono libri né dell'esenzione farmaci. Pagare tutto, pagare sempre.
Non parte la macchina, non parte. In più sono anche stanca di chi ho intorno... superficialità, leggerezza e qualunquismo spinto dopo un po' vengono a noia, e la mia natura di orso viene fuori con prepotenza: quando le api mi danno fastidio le caccio via a ringhiate. Ma poi, ti rendi conto che se cacci via tutti perché sei incazzata col mondo, insofferente e momentanemente intollerante, ti fai terra bruciata intorno e rimani sempre più isolata, costringendo all'isolamento anche i tuoi cari. E allora cerchi di recuperare rapporti e legami per avere almeno un po' di calore umano e dare ai tuoi figli uno spazio affettivo più ampio, anche se non condividi nulla o quasi nulla di quello che alcuni fanno o pensano. Ma tant'è, bisogna pur vivere e allora vada per i compromessi.
Fortunatamente conosco un'isola bellissima e rigogliosa, dove vado ad ossigenarmi quando non ho più aria e dove posso fare una salutare ricarica di calma e di autostima! Senza, sarei già fuori di testa...
Li ho rivisti l’altra sera, in un ristorante cinese gremito e fumoso. Insieme.
Quando sono entrati, ho nascosto il viso tra i capelli, un gesto istintivo per non essere riconosciuta.
Si sono seduti lontano da me.
Ma io, durante tutta la cena, ho parlato di loro, di quanto fosse intelligente Adele e di quanto fosse tenero Francesco e di cosa avesse significato per me lavorare in quella biblioteca e avere incontrato ragazzi così. Se ci penso… non riesco neanche a scrivere, mi si appannano gli occhi e mi brucia la gola per la commozione…era il mio lavoro e io l’amavo, più che ogni altra cosa.
Una biblioteca di un grande liceo di periferia, tredici anni fa… ragazzi e ragazze ad ogni ora, con richieste di tutti i tipi, pieni di entusiasmo e di allegria, qualcuno timido, qualcuno più sfacciato. Io catalogavo e classificavo, Elena era al prestito, la radio era accesa bassa bassa, tra pile di libri, periodici e quotidiani e il vociare quasi continuo e il viavai al cambio dell'ora; il sole attraverso i vetri e l’odore dell’erba tagliata … E poi, sette anni fa, loro, un fiume in piena, Adele, Marianna, Francesco, Eleonora, Riccardo, Guido, diomio, ragazzi miei, come potrei dimenticarmi di voi? Ho in testa ancora le vostre voci, le vostre risate cristalline e anche i vostri gusti letterari ... Così curiosi, attenti, intelligenti, logorroici, ma anche così dolci e mai supponenti; e tutti con quella luce sul viso, la luce che ti viene dalla certezza di un futuro bello e fulgido. Sono stati anni magici, si parlava di Garcia Marquez e di Visconti, di Keith Haring e dei Metallica, di Jane Austen e di Stephen Hawking. E di Battiato, sempre di Battiato. E si rideva. Sì, davvero anni magici.
Ma vinsi un concorso altrove e dopo una grande festa d’addio, rose rosse e regalini, baci, lacrime e l’ultima maturità, dovetti andarmene. Poi più nulla, buio totale.
Fino all’altra sera.
Adele aveva una gonna stretta e i tacchi alti, ma il visetto… sempre quello acqua e sapone del liceo. Francesco, solo un po’ più massiccio, ma ancora con quell’espressione attonita e un po’ candida dei miopi…
Alla fine, non ho resistito. Mi sono alzata e sono andata al loro tavolo. “Sono Linda…” ho detto piano. Sono stata sommersa da un abbraccio caldo, lungo e silenzioso…anzi da un doppio tenero abbraccio.
I “miei” ragazzi sono adulti, da poco divenuti ingegneri, ancora disoccupati, ma con quella limpida luce sul viso ed un amore intenso che li lega. Il tempo di sapere notizie, di guardarli, di dire qualcosa; poi mi sono congedata quasi correndo ... sono una tipa troppo emotiva, io!
E mentre scrivo e ripenso, so che c'è un po’ di me in loro e... moltissimo di loro in me.
La maleducazione mi mortifica moltissimo, ma ci sono sempre passata sopra, con l'accondiscendenza tipica dei timidi. Ora, sarà l'irrigidimento pre-senile, ma mi comincio stancare... rispondo male, guardo di traverso, faccio gestacci, dico parolacce ...
Mi sconcertano le persone che non salutano mai, quelli che non ti rispondono, quelli che ti sbattono il portone in faccia mentre stai entrando o che vogliono entrare in ascensore mentre stai uscendo, quelli che non ti guardano negli occhi quando ti parlano, quelli che ti interrompono sempre mentre stai parlando, quelli che ti superano in fila, quelli che ti sorpassano a destra e ti insultano pure, quelli che non dicono grazie e che non ti chiedono scusa, quelli che alzano la voce in pubblico (oddio li detesto pure in privato...), quelli che non pagano mai al bar, quelli che ti suonano mentre cammini sulle strisce, quelli che ti buttano a terra il motorino (sfasciandoti parabrezza e specchietti) e scappano, quelli che ti abbozzano la macchina e svaniscono nel nulla, quelli che non fanno la raccolta differenziata, quelli che ti rubano la posta, quelli che fanno fare la cacca al loro cane davanti all'entrata della scuola elementare o davanti al tuo portone, quelli che innaffiano le piante mentre passi, quelli che sbattono i tappeti addosso ai tuoi panni stesi... oddio, sarò io che pretendo troppo? Ma che ci vuole ad essere educati? Dico io...
Detesto gli arroganti, i pieni di sé, gli insensibili, i narcisisti, i senza scrupoli, gli egoisti, i miseri di cuore, i maleducati ... sì, decisamente sto invecchiando...