Pagine di riflessioni dal basso.
mercoledì, 21 ottobre 2009
Musica


Diciamo che è un periodo senza musica, uno di quelli in cui non hai tempo per le emozioni. Devi solo trainarti, a testa bassa, fino all’uscita della nebbia, in silenzio e senza distrazioni. Ricostruirti un’identità e un ruolo, tra gente sconosciuta, anche se amichevole, richiede massimo impegno cerebrale e silenzio. Non ho tempo né ho voglia di emozioni, e sono ad occhi spalancati e mani fredde, mentre tutto mi capita intorno. Sorrido, ma non con il cuore. E non dormo; penso, avvolta dal silenzio buono della notte.PoetryRoses-Volegov

 

Ma la musica, la musica mi manca, anche se la scelta del silenzio è tutta mia.
Ogni momento della mia vita ha avuto la sua colonna sonora. Non posso non sentire Cat Stevens senza pensare e rimpiangere Silvia e i tempi del liceo; non posso sentire Peter Gabriel e non pensare al mio passato matrimonio e ai miei anni verdi ed inconsapevoli. E non posso  sentire i Beatles, John ed Elton senza pensare a quello che mi è capitato tra il 2002 e il 2004, che ha scardinato tutte le mie certezze e capovolto completamente la mia vita e il mio cuore.
Eppure, in questo momento di cambiamenti forti, rimango in uno stato di rigidità emotiva, insensibile ai suoni e silenziosa.
Ma non può durare per sempre. Prima o poi, ricomincerò ad emozionarmi, lo so.
Perché mi conosco.

Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 21, 2009 19:43 | link | commenti (26) | categoria: musica, emozione, peter gabriel, miavita, invecchio, riflessioni dal basso
martedì, 26 maggio 2009

"...e il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..."

 

psyche_waterhouseCi sono persone che cambiano la nostra vita in meglio, a volte per caso.

Tu cammini a testa bassa, concentrato su i tuoi pensieri e sul rumore dei tuoi passi e, d’un tratto, ti accorgi che mentre cammini, qualcuno ti stringe la mano e ti sprona a prendere una direzione piuttosto che l’altra. E mentre cammini, parli anche e ti confronti, tanto che le tue parole sconnesse diventano concetti, i concetti inespressi diventano idee e le idee diventano progetti.

Ci sono persone che cambiano la nostra vita, perché riescono a tirarci fuori il meglio, quello che di più buono e di straordinario racchiudiamo nel cuore. E ad aprirci gli occhi e la mente, solo con una parola o un gesto.

Poi scompaiono. Si dileguano con la stessa discrezione e delicatezza con cui erano apparse sul nostro cammino, lasciandosi dietro grandi impronte da ricalcare e sassolini luminosi ad illuminare il buio della loro assenza.

Giganti, totem, angeli, alieni,  fantasmi, pedine di un piano misterioso, non lo so. Forse, più semplicemente, persone belle.

Scritto da: Lindadicielo alle ore maggio 26, 2009 10:38 | link | commenti (28) | categoria: ricordo, totem, riflessioni dal basso
giovedì, 30 aprile 2009
pensieri sciolti

orsoinriposoSono pallosa, lo so. Se parlo, parlo solo di figli e di gatti,  una  noia... Sembra quasi che io non abbia niente altro, ma è vero,  anzi no, ho anche i miei pensieri. Perché io penso, ma penso in silenzio ed è gravissimo, in questo pianeta rumoroso.

Da un po' non parlo di libri, di film, di gite e viaggi (ma quali, poi...), né di incontri fatali; e neanche di politica. Tendenza all'intimismo? Depressione? Ignoranza? Nausea?  Forse per ciascuno di questi motivi, ma, anzitutto, per disinteresse mortale.

 Le veline in politica,  i film holliwoodiani, l’ultimo libro di Tizio e l’ultimo CD dei Caio mi trapassano completamente; le feste, le conferenze-stampa, le cene,  il teatro, l’evento museale… che palle. Non me ne frega un tubo, ecco.

Preferisco dormire o sentire chiacchiere infantili. Ma qualcuno mi dice che sono un’orsa e che spreco il mio tempo. Che dovrei, che potrei. Non sono d’accordo, ma servirebbero quintali di parole per convincere quelli che, invece, hanno capito tutto e che sanno vivere. E non mi va. Sono un'orsa pallosa, e allora?

 

Non mi va di seguire il flusso, mi sento fuori tempo e fuori luogo, quasi che nulla sia più alla mia portata, né la musica, né l'arte, né la politica. Né la gente, soprattutto la gente.

Questo periodo va così, solo figli e gatti.

Invecchio. Anzi, come mi disse un tempo l'amico Joe, mi si accorcia la miccia.

Scritto da: Lindadicielo alle ore aprile 30, 2009 20:01 | link | commenti (30) | categoria: donna, invecchio, riflessioni dal basso
lunedì, 13 aprile 2009
Pokemon metropolitani

dormoE' da un po' che mi chiedo che cosa succede alla mente umana nel momento in cui l’involucro materiale che la racchiude si mette alla guida di un mezzo di locomozione. E ho scoperto che il contatto con volanti o manubri mette in atto una subitanea trasformazione della psicomateria, una sorta di evoluzione-involuzione  simile a quella dei Pokemon. Le mani e le braccia del guidatore si irrobustiscono, gli occhi si gonfiano, le pupille si dilatano, le narici fumano, la voce cambia e il vocabolario si arricchisce di termini rozzi d espressioni disdicevoli. Cadono i freni inibitori, monta il delirio d’onnipotenza  e ci si convince che tutto sia concesso: superamenti a destra, passaggio con semaforo rosso, parcheggio in seconda e terza fila, parcheggio nei posti per disabili, passaggio in corsia di emergenza e, meraviglia delle meraviglie, insulti ai pedoni sulle strisce. E il bello è che pochissimi esemplari di umanità sembrano esserne immuni: addirittura delicate signore in tailleur o pensionati dall’aspetto mansueto che ti salutano con il medio o la coppia indice-mignolo… -che delicatezza, che educazione-. Ma la cosa che di più mi incuriosce è la pretesa d'aver  ragione, anche quando il contravvenirre alle regole è evidente. Ma per ottenere cosa, poi? Per andare dove? Per arrivarre primi? E ci si sente gratificati? Problemi di ego o di dimensioni cerebrali?

Ma in questi giorni di vacanza, in una Roma semivuota, i Pokemon da combattimento non si sono visti. E, francamente, non mi sono mancati.

Scritto da: Lindadicielo alle ore aprile 13, 2009 21:37 | link | commenti (20) | categoria: riflessioni dal basso
domenica, 16 novembre 2008
novembre

"Cala Novembre e le inquietanti nebbie, gravi, coprono gli orti,
lungo i giardini consacrati al pianto si festeggiano i morti, si festeggiano i morti...
Cade la pioggia ed il tuo viso bagna di gocce di rugiada
te pure, un giorno, cambierà la sorte in fango della strada, in fango della strada..." F.Guccini

waterhouse

Novembre è un mese dolce e di riflessione. Si dorme, si legge, si studia e si vive nell'attesa che si riaccendano le luci del Natale e che le nostre case tornino a profumare di torrone e di mandarini. Novembre è il mese della pioggia e dell'austerità, del cielo plumbeo e delle domeniche in casa, ma anche delle castagne, dell'uva e del novello. Novembre ha il cuore caldo.

Mia madre, occhi come le foglie d'autunno, era novembrina; lo è la nipotina che porta il suo nome e mia figlia dagli occhidicielo; (non lo è mia sorella, profumata rosa di maggio e non lo è sua figlia, bionda e morbida spiga d'agosto); ma ancora novembrina è la mia unica vera amica, inseparabile compagna di buona e di cattiva sorte e novembrina sono io, orgogliosa di tutte loro. Il freddo novembre è un mese di festeggiamenti e di candeline, di fiori e di ringraziamenti e di ricordo struggente per chi non c'è più. Novembre è il mio mese e di tante donne della mia vita, come potrei non amare i suoi umidi giorni piovosi?

Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 16, 2008 19:00 | link | commenti (29) | categoria: emozione, ricordo, miavita, riflessioni dal basso, miamadre
lunedì, 10 novembre 2008
piccolo mondo antico

la ghirlanda

Per me che mi avvicino ai 45 e per chi avrà la pazienza di seguire queste parole confuse: solo due o tre riflessioni  sparse, per fare un po’ di  chiarezza nella mente di una donna frastornata e per niente saggia, persa tra  pensieri, desideri d’infinito e sensi di colpa che si rincorrono e girano, girano, fino a giacere, ammucchiati e confusi, sul fondo più buio della sua anima.

 

Confesso che ho vissuto, disse un Tale. E anche se morissi ora, non avrei niente da rimpiangere, se non la vita stessa. Ma pur vivendo, non ho fatto molte cose, no: la mia giovinezza è trascorsa sui libri e la mia età adulta tra biberon e straordinari in ufficio. Ho viaggiato poco e frequentato per (trenta?) anni gli stessi amici che ho amato fortemente, come fratelli e come sorelle, ma che, quando la barca del mio matrimonio è affondata, sono scappati tutti come topi in un mare in tempesta. Eppure, nonostante il dolore dell’abbandono e la vergogna dell’isolamento, darei ancora il mio braccio destro per sentire il calore delle nostre serate insieme e per poter di nuovo ridere con loro, a crepapelle, come non mi è mai più capitato.  Li ho persi per sempre, tutti.

No, non ho fatto molte cose, ora che ci penso meglio. L’università per me è stata durissima, evidentemente ero una specie di ritardata, affetta da timidezza cronica e paura di volare, e oltre a studiare come una pazza, non riuscivo a fare altro. E poi, comunque, non si poteva: la famiglia poteva investire sui i miei studi e su quelli dei miei fratelli, non sui nostri svaghi. E  poi io, diciamolo onestamente, sono stata per anni una mammola spaventata, con un raggio d’azione molto corto, legata dalla necessità spasmodica dell’odore di casa mia…Non sarei andata da nessuna parte, anche se avessi potuto.

 

Sì, ho fatto poche cose, ma, sebbene io sia stata sacerdotessa del focolare domestico per tutta la vita, sono passata attraverso tutti i sentimenti possibili: l’odio, il turbamento, la misericordia, il terrore, il cinismo, la pietà, la tenerezza, la rabbia, l’amicizia, l’amore. Mai stata una donna pia né mai ho creduto di possedere la Verità; ho sempre temuto la ragione, più che il cuore e sono sempre stata dominata dalle emozioni. Sono stata carnefice ed ho inferto ad altri sofferenze che non meritavano, senza neanche avere le attenuanti generiche; sono stata vittima, del cinismo di alcuni e del mio orgoglio. So cos’è la benevolenza, la passione, la carità e il dono di sé; ma anche l’invidia, l’aggressività, l’umiliazione e il desiderio vendetta. Sono stata gaia e malinconica, leale ed infedele, gioiosa e tristissima; protagonista consapevole della mia vita, ma anche pubblico distratto e annoiato di una commedia troppe volte uguale. Ogni capitolo della mia storia ha avuto la sua colonna sonora e ho vissuto di musica, come linguaggio di comunicazione interiore,  forse l’unica forma d’arte, insieme alla pittura, che sarebbe arrivata dritta la mio cuore anche senza mediazione culturale. Ed ancora è lei la più fedele degli amici che ho, ormai pochi, ma ben selezionati.

 

Non ho paura di invecchiare, in fondo l’autunno può essere pieno di straordinari colori e di profumi delicati. Non sono liftata e dimostro i miei anni, porto gli occhiali da miope e non frequento beauty farm. Se guardo indietro e vedo chi ero e come ero, direi che non cambierei mai la pelle di pesca dei miei vent’anni con le rughe dei miei prossimi quarantacinque. 

Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 10, 2008 07:00 | link | commenti (32) | categoria: donna, miavita, invecchio, riflessioni dal basso
giovedì, 06 novembre 2008

E mentre il mondo festeggia una grande vittoria e gli indigenti, le minoranze, i senza casa, le famiglie dei militari, i disperati piegati dalla crisi economica americana sperano in Obama,  noi, qui, facciamo i conti con questi dati:

Cinderella-Millais-L"Nel 2007, in Italia, vivono 2 milioni e 653mila famiglie in condizioni di povertà relativa. Si tratta dell'11,1% del totale delle famiglie residenti che, presto, potrebbero crescere di un ulteriore 8% di nuclei "a rischio", con consumi, cioè, prossimi o superiori di appena il 10% alla soglia standard di povertà. Che per una famiglia di 2 persone equivale a 986,35 euro di spesa media mensile (in aumento dell'1,6% rispetto alla linea del 2006). Complessivamente, nel nostro Paese, esistono 7 milioni e 542mila italiani poveri, il 12,8% dell'intera popolazione. Situazione peggiore nel Sud, dove l'incidenza della povertà relativa è 4 volte superiore alla media nazionale e tra le famiglie più numerose, in particolare, con 3 o più figli, soprattutto, minorenni.

Lo stipendio non basta per sopravvivere in modo dignitoso e al venti del mese devi già contare i centesimi per comprare il latte. E mentre il centro di Roma e i centri commerciali scoppiano di beni di nessuna necessità e di beni di lusso (ho visto un paio di scarpe a 900 euro, da vomitare...), c'è chi, intorno a me, non può permettersi più di usare la macchina e se l'è venduta. E tante donne, amiche e conoscenti, corrono come trottole da una parte all'altra della città per guadagnare qualche decina di euro in più, con i calli alle mani e le gambe dolenti.  E tutte noi facciamo la spesa col cuore in gola e concentratissime, attente anche ai centesimi oltre che alle scadenze. Qualunquismo? Populismo? No, vita vera. Quella di tutti i giorni, quella che ti fa confrontare con le ingiustizie e le disparità.

Luigina è separata e precaria della scuola: tra un po', come vivrà? Leggete QUI.

W l'Italia. W i grandi e piccoli evasori, gli stipendi e le liquidazioni dei manager, le spese dei parlamentari, le donne rivestite di brillanti (le manderei tutte tra i bambini della Sierra Leone), le ville con autista, giardiniere e maggiordomo, i licenziamenti e il nostro futuro senza speranza... Comincia ad essere profondo il divario tra ricchi e poveri, come se la classe media stesse scomparendo piano piano. E tra un po' andremo noi, in Ucraina o in Polonia, a fare le badanti o le donne di servizio a ore. Meno male che ho pazienza con gli anziani e che so stirare i panni...

Scritto da: Lindadicielo alle ore novembre 06, 2008 09:36 | link | commenti (25) | categoria: politica, donna, povertà, riflessioni dal basso
martedì, 28 ottobre 2008
io, mio, noi, nostro
Solitudine-Milllais
E’ difficile seguire il rincorrersi dei pensieri, consentendo loro di calarsi nella profondità dell’anima, quando mille sollecitazioni esterne ci pungolano e ci tengono all’erta con gli occhi incollati sul mondo. E vorremmo parlare di noi, del nostro perenne senso di inadeguatezza e di infelicità, e confrontarci, nel silenzio, con la parte oscura del nostro cuore, per trovare l’equilibrio che serve alla nostra serenità. Ma non sono questi i giorni giusti…
 
Sono invece giorni in cui la mia naturale inclinazione all’intimismo si raggomitola in un angolo e cede il passo a problematiche ben più gravi di quelle care al mio microcosmo cerebrale. E quasi mi vergogno di puntare il faro su di me e sulle mie miserie...  perché c’è un mondo in fermento, là fuori.
Persone insoddisfatte che protestano e che chiedono al Paese, e a chi lo governa, la tutela di un diritto elementare come l’istruzione. Persone preoccupate per il futuro della Nazione, semplicemente. Né indottrinate né facinorose, né sciocche né sagge, solo persone  che sperano in un segnale positivo dall’altra parte del fiume.
E anche io, insieme a loro, mi siedo sulla riva del fiume e attendo. Non smetto di pensare, smetto, per un po', di pensare al singolare.
Scritto da: Lindadicielo alle ore ottobre 28, 2008 13:53 | link | commenti (15) | categoria: politica, scuola, riflessioni dal basso, salvate i bambini
lunedì, 22 settembre 2008
DL137/08, art.4

homer2Gentile Signora,

dubito che si sia resa conto, dall’alto della sua saggezza e lungimiranza, in quale disperazione lei abbia gettato migliaia di cittadini, genitori e famiglie, umile plebaglia che poco o niente potrà fare, di fronte ad una decisione così dura e così terribilmente anacronistica. Non dubito delle sue buone intenzioni e le riconosco anche un certo coraggio, ma,  nell’urgenza di riformare una scuola al collasso, credo che lei non abbia considerato che la materia prima di cui la scuola, nella vile realtà, si compone, sono i bambini. Certo, lei era una libera professionista e senza figli, e sicuramente ha militato poco nell'ambito della scuola, ma dicono che sua sorella  sia una maestra; devo dunque dedurre che la di lei esperienza abbia riempito vuoti altrimenti troppo gravi per un ministro dell'istruzione pubblica. 

Forse lei avrà pensato che portare a 24 ore settimanali le ore effettive di scuola, affidando la classe ad un maestro unico, -pardon, maestro prevalente-, sia stata una trovata geniale, per salvare l’economia italiana e per rendere i nostri ragazzi finalmente all’altezza dei loro colleghi europei.

Beh, mi lasci dire che la sua non è stata proprio una trovata brillante, né tanto meno innovativa. Ma per carità, io sono solo una donna del popolo, mica un’avvocatessa di grido e una ministra come lei! Ma, scusi se insisto…da ignorante...

1)      Un risparmio preventivato di 395 milioni di euro, sembra  geniale, ma al modico prezzo di 87.000 docenti (di cui 65.000 solo nella scuola elementare) in esubero? … beh, è davvero una carognata…mi consssenta! Senza contare che pensionamenti anticipati e un’utilizzazione diversa dei docenti non saranno esattamente a basso costo, come lei pensa . I risparmi de Maria Calzetta, se dice a Roma...

2)      L’insegnante sarà unico, anzi prevalente, per  garantire la titolarità unica del programma d’istruzione. Maestro unico? Ma allora è solo un problema di soldi, perché i due/tre maestri hanno costituito, in questi anni,  un'esperienza più che positiva! Infatti è dal 1990, con l’introduzione dei moduli, che finalmente abbiamo scongiurato il pericolo del maestro padreterno, tuttologo, tuttofare e depositario della Verità! Ma come, ora che i ragazzi hanno imparato, finalmente, a confrontarsi con più modelli culturali e comportamentali, a muoversi con serenità all’interno di più discipline, abituandosi all’alternarsi delle specializzazioni didattiche, noi torniamo all’Italia umbertina? Oddio… E i bambini che fine faranno? Una maestra che deve fare tutto, non è in grado di aggiornarsi e se è unica insegnante, non avrà la possibilità di confrontarsi dall’interno; ma, soprattutto, non sarà in grado di discernere e di giudicare, in modo imparziale, le inclinazioni o anche solo, gli atteggiamenti, dei suoi alunni. Perché sarà SOLA (scusi sa, ma prevalente è proprio una cazzata), nel bene e nel male. Giudice di tutto, e senza contraddittorio. Dittatura? Restaurazione?

3)      E poi, ultimo ma non ultimo… dopo le 12,30 i nostri bambini cosa faranno? Se staranno a scuola, come impiegheranno il loro tempo?  Lezione non si fa, è peccato; sport no, costa troppo… Allora cosa? Catechismo? Ceramica? Doposcuola? E dovremo pagare, per le ore pomeridiane, come se fosse un lusso? Invece, sa cosa succederà, cara signora? Che chi avrà i soldi, manderà i propri figli in scuole cattoliche o di prestigio, dove il pomeriggio si studieranno le lingue straniere o la musica,  mentre gli altri s’attaccheranno al tram  (perdoni l’espressione!), in una scuola pubblica ancora più povera e desolata ( così la scuola privata sarà salva per sempre, con sommo gaudio del Vaticano...)! Oppure li porteremo tutti a casa questi piccini, alle 12,30, e faremo far loro i compiti, sport, corsi di cucina e anche teatro…perché, crede che non ci piacerebbe? Ma, scusi, quale mamma non seguirebbe i suoi bambini, se potesse? Ma non so se si è resa conto che il modello di famiglia anni '50/'60 non esiste più... Oggi le mamme lavorano per mandare avanti la baracca,  lo sapeva? 

Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 22, 2008 13:49 | link | commenti (20) | categoria: politica, scuola, figli, riflessioni dal basso
martedì, 16 settembre 2008

waterhouse1Abbi pazienza; porta pazienza; un po’ di pazienza; che pazienza che ce vo’! la pazienza è la virtù dei forti; ho la pazienza di Giobbe; eh, santapazienza! chi è paziente, è prudente;  chi non è paziente si lamenti di sé, non della gente; con la pazienza la foglia di gelso diventa seta; con la pazienza si fa tutto: cammina il cieco ed anche lo storpio; con la pazienza si vince tutto; il coraggio vince alcuni dolori, e la pazienza gli altri; il mondo è di chi ha pazienza; la forza cresce nel giardino della pazienza; la pazienza digerisce ogni male, e per ultimo ingoia la morte; la pazienza è la virtù del somaro; la pazienza è più forte del diamante; la pazienza è una buon'erba, ma non nasce in tutti gli orti; la pazienza è un'erba amara, ma salutare; la pazienza ha un dente di ferro che mastica i sassi; la pazienza ingiustamente offesa diviene furore; nella prosperità cautela, nell'avversità pazienza; ogni peso è leggero se portato con pazienza, pazienza, tempo e denari, aggiustano ogni cosa; pazienza, vince scienza; quel che sarebbe grave, la pazienza lo fa lieve; spesso si vince con la pazienza quel che non si può vincere con la violenza; tempo e pazienza fanno più che forza e dispetto; val più un paziente che un forte.

 

Scusate, qualcuno sa dirmi dove si trova la pazienza? C'è qualcuno che la vende o la regala? C'è un luogo in cui si insegna? E se sì, esistono corsi accelerati per impazienti gravi? Sono disposta anche a grandi sacrifici, per venirne in possesso. Ci guadagnerei in salute e serenità e la mia vita si allungherebbe (e forse, anche quella di qualcun altro...).

Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 16, 2008 15:04 | link | commenti (23) | categoria: miavita, riflessioni dal basso
sabato, 06 settembre 2008
Post lungo. Sorry.

Waterhouse CirceNon va, la macchina stenta a ripartire. Fa ancora caldo, ma l'estate poltrona e silenziosa è lontana anni luce. Qui bisogna mettere in moto la macchina, ma non va... Ripartire. E stavolta mi mancano le forze, proprio a me che sono una montagna di muscoli mentali e ottimismo. Sento che mi sfugge tutto dalle mani e che non riesco a controllare più niente. Mio figlio sta crescendo e da blob informe che era, sta diventando un ragazzo alto e determinato: ma sembra non ascoltare niente, sempre polemico e quasi distaccato, a volte pigro e perfino disobbediente, per quanto ancora adorabile; mentre mia figlia, la mia codina perché dove sono io c'è lei, è quella apparentemente forte ma, in realtà, la più bisognosa di attenzioni e di presenza fisica costante, per tutto, dall'igiene personale ai compiti, dal sonno serale ai giochi... Se la lascio per un momento la ritrovo in ipnosi davanti alla TV... Devo starci io. In più ha altri problemini fisici per i quali va costantemente monitorata e seguita. Le dedico quasi tutto il mio tempo, eppure sento che non riesco a fare abbastanza.

Il mio lavoro è forse ad un bivio, e devo decidere se chiedere un trasferimento in altra sede: cosa che mi allontanerebbe da casa e che allungherebbe i tempi lavorativi togliendo ore ai miei figli. Ci tengo a dire che a me piace stare con loro, perché li amo da morire, e mi piace seguirli, sentirli ragionare e vederli ridere, ma devo lavorare tanto e non riesco, secondo me, ad essere una madre adeguata. In più, mi sento sempre in colpa, perché troppo diversa dalle altre mamme, superbrave e superfighe. E ora viene l'inverno: prendi, porta, accompagna, carica, scarica, cucina, stira, timbra, controlla, paga ... aiuto, ho paura di non farcela. Arranco solo al pensiero.

Più tutto il resto: una crisi economica e sociale che investe le famiglie come la mia, monoreddito e monogenitoriale, lasciandola senza appoggi né alternative. Un Paese che ti abbandona, per tre mesi, a scuole finite, costringendoti a fare salti mortali e acrobazie per collocare decentemente i tuoi figli. "Dateli ai nonni" , ma chi diamine ce l'ha i nonni?  Solitudine estrema, in una paese che ti chiede  soldi senza dare servizi adeguati alle tue esigenze e che ti costringe a pagare tutto, anche col tuo sangue, perché sei in quella schifida fascia medio-bassa, alla soglia dell'indigenza, ma non indigente, che non ti consente di usufruire di niente né delle mensa scolastica né dei buono libri né dell'esenzione farmaci. Pagare tutto, pagare sempre. 

Non parte la macchina,  non parte. In più sono anche stanca di chi ho intorno... superficialità, leggerezza e qualunquismo spinto dopo un po' vengono a noia, e la mia natura di orso viene fuori con prepotenza:  quando le api mi danno fastidio le  caccio via a ringhiate. Ma poi, ti rendi conto che se cacci via tutti perché sei incazzata col mondo, insofferente e momentanemente intollerante, ti fai terra bruciata intorno e rimani sempre più isolata, costringendo all'isolamento anche i tuoi cari. E allora cerchi di recuperare rapporti  e legami per avere almeno un po' di calore umano e dare ai tuoi figli uno spazio affettivo più ampio, anche se non condividi nulla o quasi nulla di quello che alcuni fanno o pensano. Ma tant'è, bisogna pur vivere e allora vada per i compromessi.

Fortunatamente conosco un'isola bellissima e rigogliosa, dove vado ad ossigenarmi quando non ho più aria e dove posso fare una salutare ricarica di calma e di autostima! Senza, sarei già fuori di testa...

 

Scritto da: Lindadicielo alle ore settembre 06, 2008 08:39 | link | commenti (31) | categoria: donna, figli, miavita, invecchio, riflessioni dal basso
giovedì, 21 agosto 2008
Luogo della memoria

Ci sono luoghi che trascendono la loro fisicità e che, in forma liquida, albergano dentro le tue arterie e sotto la tua pelle, misti al tuo sangue e al tuo odore. Sono i luoghi della memoria, della tua memoria. 

Ma quando provi a definirne i contorni e a fissarne i colori, non sai cosa davvero sia reale e dove cominci l’inganno del tempo trascorso, perché la memoria è fallace e subdola e per un attimo credi  che nessun luogo sia davvero esistito e che tu lo abbia solo sognato. Ma i luoghi della memoria sono stati reali, misurati dalla nostra fisicità, e non importa se non riesci a ricordarli bene nei dettagli e colori, perché te li porti dentro e ti basta uno spunto che ne stimoli il ricordo, un odore o un suono, per ritornarci davvero. Tu chiamale se vuoi… emozioni.

campanilediP.E, in questa estate afosa e solitaria di riflessioni e di incertezza, ho provato a ridefinire i contorni di un vecchio campanile su un ruscello rabbioso, in mezzo al verde scuro e in ombra di un certo villaggio di montagna, senza riuscirvi ; ma poi, mi è bastato sentire l’odore dell’erba tagliata, misto a quella fragranza di timo selvatico, che il campanile sul ruscello rabbioso si è materializzato intorno a me, insieme agli alberi ombrosi e alle case basse in ciottoli di fiume e pietre, di un certo villaggio di montagna. E, immersa in questo luogo della memoria, ho sentito di nuovo le risa, gli strilli, gli scherzi, le chitarre, i canti all'aperto, le campane della valle; e di nuovo quell’odore di timo selvatico e di sugo, di fumo di camino e di incenso. E tanti ragazzi felici intorno a me che non sapevano ancora chi sarebbero diventati. Solo noi e le montagne, un presente spensierato e una vita da vivere.

 

Poi, squilla il telefono: “Mamma, ma questo posto è bellissimo, le senti le campane? Lo senti il ruscello? E' in piena!" Adorabile figlio, lui non sa che io sono già lì e che vedo la sua meraviglia.

Scritto da: Lindadicielo alle ore agosto 21, 2008 09:55 | link | commenti (16) | categoria: emozione, figli, ricordo, miavita, riflessioni dal basso
io
Utente: Lindadicielo
Adoro parlare di nulla, è l'unica cosa di cui so qualcosa. (O.W.)

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