Mi arrendo. Il motorino ha perso i sensi e non rinviene. Ho provato a rianimarlo, ma niente.
Meno male che i figli sono altrove, in salvo, lontani dalla sfiga materna e dalle temperature infuocate del nostro ridente appartamento. Dunque, per sopravvivere in questa città rovente, senza meccanici né idraulici, bisogna rimanere calmi, anzi calmissimi e distrarsi. Uscire dalla tana, fare cose, vedere gente, ridere della sfiga, leggere, ascoltare buona musica, far finta di niente e aspettare che la normalità torni. Fortunatamente,
Passare una lieta serata tra cibi e musica indiana, distende e rilassa, fidatevi. A Roma ci sono dei posticini deliziosi, l’Himalaya Palace o il Kohinoor o il Mother India, dove è possibile gustare ottimo cibo indiano ed essere grati alla vita per averlo potuto fare.
Roma è una città multietnica e plurale, è una compresenza di molte città in una città sola, e lo dimostra la naturalezza con la quale alcuni ristoranti -tra i cinesi, indiani, messicani, arabi,africani, giapponesi- siano sorti nei luoghi più suggestivi della città, in armonia con il paesaggio, senza stonature o contrasti stridenti col contesto urbano. (I romani avranno presente il Suriya Mahal di Trastevere, ristorante indiano la cui terrazza è prospiciente la fontana di Piazza Trilussa, un mix architettonico-olfattivo davvero suggestivo!)
E’ il dna della città che la vuole stratificata, multicolore e multisapore e questo non può che essere un vanto per chi ci abita. Un vanto e una delizia, dato che avere a disposizione la cucina di tutto il mondo, seppur modificata e riadattata alle italiche esigenze, è un dono straordinario per chi è curioso e senza pregiudizi e per chi ama viaggiare, almeno con la fantasia.
E una cena indiana ha un fascino senza eguali: sarà la musica che t’accoglie e l’essenza di sandalo che ti calma, sarà che prima di sentire il gusto del cibo, si rimane ipnotizzati dal suo colore e dal suo profumo, sarà la morbidezza del naan o la croccantezza del papadam, o il riso profumato di cardamomo e di zenzero, sarà l’accento forte del peperoncino e del chiodo di garofano… ma certo, chiacchierare allegramente mentre si gusta carne cucinata nel Tandoor, accompagnata da verdura in soffice crema di yogurt e spezie, in un tripudio di cannella, curcuma, finocchio, coriandolo, cumino e zafferano, può essere un’esperienza ultraterrena.
E in attesa di poter vedere l'India, almeno qualcosa dell'India, mi accontento di sentirne i sapori. E per i tempi che corrono, va bene così.
Dopo giorni concitati, riunioni scolastiche, ricerca di libri di testo, controlli medici ai figli e a.l.l.u.c.i.n.a.n.t.i problemi lavorativi, il fine settimana si preannuncia sereno e, forse, addirittura riposante: compiti da fare, lavoretti in casa, coccole ai mici, spesa, chiacchiere, magari un buon film per ragazzi (mi dicono la Mummia3!), una cenetta indiana casalinga e qualche passeggiata nei meravigliosi parchi romani. Una pausa dolce e uno stacco dal caos del mondo esterno.
Speriamo bene... Lieti giorni anche a voi!




![26102007 [Risoluzione del desktop]](http://files.splinder.com/c75e46028548b8b7ac28ee557c61e07b.jpeg)
Il Rione Prati e il quartiere Monteverde sono le zone della mia città che amo di più, pur non abitandovi. Ma nel Rione Prati ci sono nata, ci ho vissuto qualche anno, ci è nata la mia bambina e ci torno ogni volta che posso, quando ho bisogno di rinfrescarmi lo sguardo e quando voglio fuggire dai miei pensieri…
mi piace camminare per via Cola di Rienzo e via dei Gracchi, guardare con occhi impertinenti le donne della Fontana dei Quiriti, pezzo di storia e di arte molto cara alla mia famiglia, e precipitarmi a prendere un gelato a Via Marcantonio Colonna, o sempre in via dei Gracchi, neanche scappasse … insomma leggerezza vera, fare finta che tutto vada bene e che la vita sia solo un problema di shopping.
E poi c’è Monteverde, dove lavoro e dove passo gran parte del mio tempo, quasi la mia seconda casa… Chi abita a Roma sa che Monteverde Vecchio nasconde dei meravigliosi gioielli di architettura e di urbanistica dei giardini: Villa Sciarra, Villa Pamphilj, Fontana del Gianicolo, Porta San Pancrazio, Mura Gianicolensi, via Dandolo e Via Poerio, dove arte e storia (qui si è fatto il Risorgimento!), eleganza e sobrietà si sposano in un perfetto e delizioso equilibrio di forme e volumi, tra le mille gradazioni del verde delle acacie, dei tigli e di pini secolari e il marrone-beige del bugnato delle antiche case.
E mi capita, quando sono fuori zona, di passare “casualmente” per queste strade, aggirandomi in questa meravigliosa Roma silenziosa, col sorrisetto fisso e gli occhi all'insù come Nanni Moretti in Caro Diario (e prima o poi andrò lunga, lo so
)! E
E credo che, anche in questo weekend, troverò un motivo qualsiasi per andare nell'uno o nell'altro luogo!