Il Caso o il Fato. Sta di fatto che, sbagliando strada, una strada che peraltro conosce benissimo, qualcuno ha scongiurato una strage.
Imbocca la bretella autostradale, ma sbaglia direzione -non era mai successo- eppure non se la prende, anzi, sembra quasi in uno stato di pacifica rassegnazione. Quasi fosse in attesa. Ma mi guarda, scuote il capo e mi chiede anche scusa. Sbagliare strada può capitare anche ai più attenti e pignoli, e soprattutto quando il caldo t'annebbia.
D’un tratto, ecco un'automobile avvolta dal fumo, sulla corsia d’emergenza e, poco più avanti, un uomo che si sbraccia e che chiede aiuto. Nessuno si ferma. Incredibile, nessuno. D'altra parte, il punto è pericolosissimo.Il tempo di misurare lo spazio e, solo qualche metro prima di un brutto restringimento della corsia, il qualcuno di cui sopra si ferma [e io ne ero certa]. L’uomo ci vede, corre verso la nostra auto, è disperato e sudato, non ha il cellulare per dare l'allarme. La sua auto sta prendendo fuoco. Abbiamo tutti paura. Qualcuno chiama, parla con calma: " E' urgente, siamo sul viadotto n.xxx, all’altezza di xxx, sulla bretella autostradale verso xxxx; presto, c'è molto traffico, siamo in un punto pericolisissimo.” Di una calma e di una precisione inverosimile, neanche fosse Batman...
Ci dicono che dobbiamo spostarci di lì e che sarebbero arrivati immediatamente. Sono arrivati immediatamente.
Mi domando solo cosa sarebbe successo, se non avesse sbagliato strada e non avesse dato l'allarme. E, soprattutto, se non avesse avuto il coraggio dai fermarsi in quell'inferno.
E' che, probabilmente, la storia dell'umanità è costellata di piccoli e grandi eroi, senza mantello e senza superpoteri, senza volto né nome, armati solo di generosità e di umanissimo coraggio.
Passare una lieta serata tra cibi e musica indiana, distende e rilassa, fidatevi. A Roma ci sono dei posticini deliziosi, l’Himalaya Palace o il Kohinoor o il Mother India, dove è possibile gustare ottimo cibo indiano ed essere grati alla vita per averlo potuto fare.
Roma è una città multietnica e plurale, è una compresenza di molte città in una città sola, e lo dimostra la naturalezza con la quale alcuni ristoranti -tra i cinesi, indiani, messicani, arabi,africani, giapponesi- siano sorti nei luoghi più suggestivi della città, in armonia con il paesaggio, senza stonature o contrasti stridenti col contesto urbano. (I romani avranno presente il Suriya Mahal di Trastevere, ristorante indiano la cui terrazza è prospiciente la fontana di Piazza Trilussa, un mix architettonico-olfattivo davvero suggestivo!)
E’ il dna della città che la vuole stratificata, multicolore e multisapore e questo non può che essere un vanto per chi ci abita. Un vanto e una delizia, dato che avere a disposizione la cucina di tutto il mondo, seppur modificata e riadattata alle italiche esigenze, è un dono straordinario per chi è curioso e senza pregiudizi e per chi ama viaggiare, almeno con la fantasia.
E una cena indiana ha un fascino senza eguali: sarà la musica che t’accoglie e l’essenza di sandalo che ti calma, sarà che prima di sentire il gusto del cibo, si rimane ipnotizzati dal suo colore e dal suo profumo, sarà la morbidezza del naan o la croccantezza del papadam, o il riso profumato di cardamomo e di zenzero, sarà l’accento forte del peperoncino e del chiodo di garofano… ma certo, chiacchierare allegramente mentre si gusta carne cucinata nel Tandoor, accompagnata da verdura in soffice crema di yogurt e spezie, in un tripudio di cannella, curcuma, finocchio, coriandolo, cumino e zafferano, può essere un’esperienza ultraterrena.
E in attesa di poter vedere l'India, almeno qualcosa dell'India, mi accontento di sentirne i sapori. E per i tempi che corrono, va bene così.
"...e il mio maestro mi insegnò com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire..."
Ci sono persone che cambiano la nostra vita in meglio, a volte per caso.
Tu cammini a testa bassa, concentrato su i tuoi pensieri e sul rumore dei tuoi passi e, d’un tratto, ti accorgi che mentre cammini, qualcuno ti stringe la mano e ti sprona a prendere una direzione piuttosto che l’altra. E mentre cammini, parli anche e ti confronti, tanto che le tue parole sconnesse diventano concetti, i concetti inespressi diventano idee e le idee diventano progetti.
Ci sono persone che cambiano la nostra vita, perché riescono a tirarci fuori il meglio, quello che di più buono e di straordinario racchiudiamo nel cuore. E ad aprirci gli occhi e la mente, solo con una parola o un gesto.
Poi scompaiono. Si dileguano con la stessa discrezione e delicatezza con cui erano apparse sul nostro cammino, lasciandosi dietro grandi impronte da ricalcare e sassolini luminosi ad illuminare il buio della loro assenza.
Giganti, totem, angeli, alieni, fantasmi, pedine di un piano misterioso, non lo so. Forse, più semplicemente, persone belle.
Lo incontro spesso, o almeno, incontro la sua macchina e la sua scorta, mentre come una erinni impazzita mi scapicollo per arrivare in ufficio.
La sua strada è una strada come tante, piena di traffico all'ora di punta, ma quando lui sta per uscire, tutto si ferma. Un tizio alza appena una paletta rossa e la sua auto esce dal garage, ma tranquillamente e senza troppo clamore. Discretamente, direi.
Io mi fermo e sorrido, perché so che lui è dietro i vetri scuri. Lo immagino a testa china, con gli occhi fissi sul giornale, ma confesso che a volte ho desiderato che guardasse fuori per cogliere l’espressione d’affetto sul mio viso.
E’ stato un Presidente rigoroso, con un passato in magistratura che è difficile da digerire, ma è stato coraggioso e ha difeso la Costituzione come una fede. E io l’ho amato, quasi come Pertini.
E di questi tempi, in cui un re delirante accusa gli altri per la sua stessa immoralità, un uomo austero come lui, dall'alto dei suo 90 anni, mi manca davvero.